L’innalzamento dei livelli di concentrazione di particolato atmosferico, in particolare le frazioni PM10 che da giorni superano la soglia critica dei 50 microgrammi per metro cubo, ha determinato l’attivazione delle misure antismog di primo livello in un’area vasta che include le province di Monza, Como, Bergamo, Brescia e Mantova.
Questa decisione, imposta dall’emergenza ambientale, introduce restrizioni mirate a ridurre le emissioni e mitigare l’impatto sulla salute pubblica.
Le limitazioni imposte interessano primariamente la circolazione veicolare, con il divieto di accesso per autovetture diesel classificate fino alla categoria Euro 4 e per quelle a benzina di categoria Euro 1.
Tale provvedimento, sebbene temporaneo, riflette un approccio progressivo verso la riduzione dell’inquinamento atmosferico, privilegiando veicoli più recenti e dotati di sistemi di abbattimento delle emissioni più efficienti.
L’obiettivo è di disincentivare l’uso di veicoli obsoleti e altamente inquinanti, promuovendo al contempo un rinnovamento del parco circolante.
Parallelamente, vengono introdotte misure a livello residenziale e agricolo.
La riduzione di un grado delle temperature massime consentite negli impianti di riscaldamento domestici, seppur apparentemente minima, incide significativamente sul consumo energetico complessivo.
L’interdizione all’utilizzo di impianti termici alimentati a biomassa legnosa di classe energetica inferiore a tre stelle mira a contrastare una delle principali fonti di emissioni di particolato derivanti dal riscaldamento domestico, spesso sottovalutate rispetto a quelle industriali.
Le restrizioni si estendono anche al settore agricolo, con il divieto di spandimento di liquami zootecnici, pratica che può contribuire significativamente all’inquinamento atmosferico attraverso l’emissione di ammoniaca, un precursore secondario del particolato fine.
Analogamente, viene sospesa la combustione all’aperto, un’attività spesso associata alla produzione di fumi e odori sgradevoli.
Tuttavia, il decreto prevede eccezioni, riconoscendo l’importanza di alcune tradizioni locali.
La combustione all’aperto, ad esempio, non è applicata ai falò e ai fuochi rituali che celebrano ricorrenze storiche o popolari, purché autorizzati e riconosciuti ufficialmente dai Comuni, sottolineando un equilibrio tra necessità di tutela ambientale e rispetto del patrimonio culturale immateriale.
Queste misure, pur temporanee, rappresentano un segnale di allarme e un invito alla responsabilità collettiva nella gestione della qualità dell’aria, evidenziando l’urgenza di politiche più strutturali per affrontare le sfide poste dall’inquinamento atmosferico.


