giovedì 5 Febbraio 2026

Como, Uggiate: Indagini su un Omicidio-Suicidio?

La tragedia che ha colpito Uggiate con Ronago (Como) si presenta come un intricato rompicapo che attende una luce dalla scienza forense.

Graziella Botta, 77 anni, e Roberto Bianchi, 78, sono stati rinvenuti senza vita nella loro abitazione, dando inizio a un’indagine complessa e dolorosa, attualmente orientata verso l’ipotesi di un omicidio-suicidio.
La dinamica, ancora nebulosa, si dipana attorno alla figura di Roberto Bianchi, il cui corpo presentava evidenti segni di un’autolesionarsi, manifestata attraverso ferite profonde ai polsi, che ne spiegano la condizione di grave emorragia.

La gravità delle ferite suggerisce un atto deliberato e premeditato, sollevando interrogativi sulla sua motivazione e sullo stato d’animo che lo ha condotto a compiere un gesto così estremo.

La situazione di Graziella Botta, invece, si configura in maniera apparentemente diversa.
Il suo corpo è stato trovato esanime sul letto, in assenza di segni visibili di violenza.
Questa peculiarità ha inizialmente portato gli inquirenti a considerare la possibilità che il suicidio di Bianchi fosse una diretta conseguenza del decesso della moglie.
Tuttavia, l’assenza di lesioni evidenti apre scenari interpretativi più ampi, non escludendo la possibilità di cause naturali o, meno probabile ma non del tutto scartata, di un decesso per soffocamento, una possibilità che gli inquirenti stanno tenendo in considerazione, soprattutto in relazione al ritrovamento del cane di famiglia anch’esso deceduto.
Un elemento cruciale nella ricostruzione degli eventi è rappresentato dal biglietto lasciato da Roberto Bianchi, un messaggio di scuse che, pur non svelando direttamente le ragioni del suo gesto, suggerisce un profondo rimorso e una presunta responsabilità nei confronti della moglie.

L’analisi paleografica del biglietto potrebbe fornire elementi utili per accertarne l’autenticità e comprendere meglio lo stato psicologico dell’uomo al momento della stesura.
Il figlio di Roberto Bianchi, nato da un precedente matrimonio e in contatto con il padre solo sporadico, è stato il primo a rinvenire i corpi senza vita.
La sua testimonianza, seppur carica di dolore e sgomento, rappresenta un tassello fondamentale nell’indagine.
La mancanza di contatti diretti negli ultimi due giorni solleva interrogativi sulle dinamiche familiari e sulla possibile esistenza di tensioni o segreti che potrebbero aver contribuito a creare un clima di sofferenza e isolamento.
L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Simone Pizzotti, è ora nelle mani dei carabinieri, che stanno conducendo indagini approfondite per accertare le cause precise della morte e ricostruire la sequenza degli eventi che hanno portato a questa tragica conclusione.

L’autopsia, prevista a breve, sarà determinante per fornire risposte definitive e chiarire se la morte di Graziella Botta sia stata causata da fattori naturali, accidentali o dolosi, e come sia collegata al gesto estremo compiuto dal marito.
La ricostruzione completa della vicenda richiederà un’attenta analisi di tutte le evidenze materiali, testimoniali e scientifiche, nel rispetto della dignità delle persone coinvolte e della ricerca della verità.

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