A un secolo dalla nascita di Tomonori Toyofuku, Milano rende omaggio a questo scultore giapponese, figura di dialogo culturale tra Oriente e Occidente.
Giunto in Italia nel 1960, Toyofuku scelse Milano, città già fulcro economico e industriale europeo, ma anche terreno fertile per un fermento artistico proiettato verso le avanguardie e l’innovazione del design. Il suo arrivo coincise con un periodo di effervescente sperimentazione, quando la città si configurava come ponte tra tradizione e modernità.
La mostra, inaugurata il 4 dicembre presso la galleria-atelier di corso Como 9, e curata da Stefano Turina, si dispiega all’interno dello spazio che per decenni fu il suo studio e che ora rappresenta l’eredità artistica tramandata alla figlia, Natsuko.
L’esposizione, aperta fino al 26 aprile, non è una semplice retrospettiva, ma un tentativo di riaccendere la voce di un artista spesso oscurato dalla dinamicità del panorama artistico milanese, offrendo una panoramica completa del suo percorso creativo.
L’itinerario espositivo si articola attorno a una selezione di opere significative, modelli preparatori, fotografie d’epoca e materiali d’archivio, che illuminano la ricerca incessante di Toyofuku sul ritmo, la materialità e la forma.
L’artista, formatosi sotto la guida dello scultore buddhista Chōdō Tominaga, sviluppò una tecnica unica, caratterizzata da una profonda riflessione sulla tridimensionalità dello spazio e sull’interazione tra vuoto e pieno.
Dopo un iniziale percorso figurativo, Toyofuku si aprì alle influenze internazionali, ottenendo riconoscimenti prestigiosi che lo condussero a esporre alla Biennale di Venezia, dove le sue opere entrarono a far parte delle collezioni di Peggy Guggenheim e del Museum of Modern Art di New York.
Il periodo milanese fu cruciale per la sua evoluzione artistica, segnato da incontri stimolanti con figure chiave come Enrico Castellani, Piero Manzoni e Lucio Fontana.
Questi scambi intellettuali e creativi lo spinsero verso l’astrazione, culminando nella sua prima mostra personale in Italia nel 1962.
Le opere di quel periodo, caratterizzate da superfici in legno attraversate da fori ovali che ne rivelano la profondità spaziale, divennero il simbolo della sua ricerca, affiancate da sculture monumentali in bronzo e pietra.
La mostra non si limita a esporre il suo lavoro, ma si propone di creare un archivio permanente, un luogo di conservazione di documenti e testimonianze che narrino la lunga e intensa attività di Toyofuku, un artista che ha contribuito in modo significativo al dialogo tra le culture e all’evoluzione della scultura contemporanea.
L’iniziativa mira a restituire a questo maestro una visibilità duratura e a celebrare il suo contributo al panorama artistico internazionale.


