mercoledì 28 Gennaio 2026

Fiom e Case Auto: Trattativa Fallita, Cresce la Frattura Sindacale

La trattativa salariale tra la Fiom Cgil e le principali case automobilistiche italiane – Stellantis, Cnh, Iveco e Ferrari – si è conclusa senza un accordo, segnando un ulteriore capitolo di divergenze che affondano le radici in decisioni sindacali del 2010.

Il tentativo della Fiom di siglare un verbale d’intesa, preludio a un possibile riavvio del dialogo, è stato respinto dalle aziende, acuendo una frattura che si è concretizzata con l’abbandono del contratto nazionale da parte degli altri sindacati, i quali hanno successivamente aderito al contratto collettivo specifico (CCSL) proposto dall’azienda.
La mancata intesa non è, a detta del responsabile automotive della Fiom, Samuele Lodi, un semplice fallimento negoziale, bensì il risultato di un pregiudizio strutturale nei confronti della Fiom.

Questa percezione di marginalizzazione, secondo Lodi, ostacola attivamente la possibilità di costruire un quadro contrattuale condiviso, perpetuando una situazione di disallineamento che impatta significativamente sulle condizioni di lavoro e sulla rappresentatività sindacale.

L’abbandono del contratto nazionale da parte degli altri sindacati nel 2010 e la successiva adesione al CCSL rappresentano una cesura importante.

Questa scelta, anziché favorire un’armonizzazione delle politiche salariali, ha creato un sistema duale, con implicazioni diverse per i lavoratori rappresentati dalla Fiom.
Il CCSL, pur garantendo alcune tutele, è percepito dalla Fiom come un contratto “dittato” dalle aziende, limitando la possibilità di una reale contrattazione collettiva e di una distribuzione equa dei benefici derivanti dalla crescita economica.
Le conseguenze di questa situazione sono molteplici.

Oltre alla potenziale disparità salariale, si assiste a una frammentazione della rappresentanza sindacale, con difficoltà nell’attuare politiche di tutela e promozione dei diritti dei lavoratori in modo unitario.

La Fiom, pur continuando a rappresentare una quota significativa della forza lavoro nel settore automotive, si trova a dover affrontare una sfida costante per far sentire la propria voce e garantire che le esigenze dei propri associati siano adeguatamente prese in considerazione.

L’assenza di un accordo, in questo contesto, rafforza la sensazione di isolamento e mette in discussione la capacità della Fiom di contribuire attivamente al futuro del settore automotive italiano, un settore cruciale per l’economia nazionale.

La questione della rappresentatività sindacale e della contrattazione collettiva appare quindi più complessa che mai, richiedendo un ripensamento profondo delle strategie e delle modalità di dialogo con le aziende.

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