sabato 14 Marzo 2026

Immigrazione in Lombardia: integrazione a due velocità e sfide aperte

Il tessuto socio-economico lombardo si configura oggi come un mosaico complesso, plasmato dalla presenza significativa di oltre 1,23 milioni di residenti stranieri, che rappresentano il 12,3% del totale della popolazione regionale e contribuiscono con una forza lavoro di oltre 600.000 unità.
Il recente Dossier Idos, elaborato in collaborazione con CGIL e CISL, dipinge un quadro che va oltre la semplice quantificazione, evidenziando la natura strutturale dell’immigrazione – in crescita del 2,3% tra il 2023 e il 2024 – e contestando l’uso improprio del termine “invasione” per descrivere questo fenomeno.

L’analisi rivela una realtà di profonda integrazione: la stragrande maggioranza degli immigrati residenti in Lombardia è attivamente impegnata nel mondo del lavoro, contribuisce al sistema fiscale, forma famiglie e investe nel futuro dei propri figli attraverso l’istruzione.
Nonostante questo contributo sostanziale, persistono evidenti barriere che impediscono a molti di accedere a posizioni di reale avanzamento sociale, relegandoli a margini spesso invisibili.
La distribuzione geografica dell’immigrazione in Lombardia riflette le dinamiche economiche regionali.

Le province di Milano, Brescia e Bergamo concentrano il maggior numero di residenti stranieri, con oltre 495.000, 155.000 e 126.000 persone rispettivamente.
Tuttavia, se consideriamo la proporzione rispetto alla popolazione locale, le province di Milano (15,3%), Mantova (14%), Lodi (13%) e Pavia (12,7%) presentano le concentrazioni più elevate.

Dal punto di vista delle comunità di origine, la presenza romena è la più consistente, seguita da egiziani, marocchini, albanesi e cinesi.
Un’attenzione particolare merita l’incremento della popolazione ucraina, stimato in oltre 64.000 persone, diretta conseguenza del conflitto in corso e testimonianza della capacità di accoglienza lombarda, sebbene sollevi anche sfide di lungo periodo in termini di integrazione e supporto.

Il paradosso che emerge è quello di un paese che, da un lato, lamenta la carenza di giovani e di forza lavoro, essenziale per contrastare il declino demografico e l’invecchiamento della popolazione, e dall’altro adotta politiche restrittive e procedure amministrative inefficienti che ostacolano l’immigrazione regolare.
L’attenzione mediatica, spesso focalizzata sugli sbarchi e sui flussi migratori irregolari, rischia di oscurare la realtà di milioni di immigrati stabili e attivi, che continuano a subire le conseguenze della mancanza di politiche inclusive e di misure concrete per combattere la discriminazione e promuovere una vera integrazione sociale.

Si tratta di un capitale umano prezioso, le cui potenzialità rimangono in gran parte inespresse, a causa di una visione limitata e di un approccio inadeguato.

L’imperativo è quello di superare i pregiudizi, investire in percorsi di inclusione e valorizzare il contributo dei migranti per costruire una Lombardia più equa, dinamica e prospera.

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