mercoledì 21 Gennaio 2026

Verona, sotto assedio: amministrazione giudiziaria a tre società.

L’azione della Direzione Investigativa Antimafia di Brescia ha portato all’avvio di un’amministrazione giudiziaria di tre società operanti nella provincia di Verona, un intervento che si configura come un tassello cruciale nell’ambito di un’indagine più ampia e complessa, denominata “Glicine-Acheronte” e coordinata dalla Distrettuale Antimafia di Catanzaro.
Il provvedimento, sanzionato dal Tribunale di Brescia, mira a interrompere i flussi finanziari e a paralizzare l’attività di una rete di imprese sospettate di essere utilizzate per il riciclaggio di capitali illeciti riconducibili a una figura imprenditoriale veronese, già agli arresti domiciliari dal giugno 2023.
Questa nuova tranche di sequestri si aggiunge a una precedente azione, compiuta nell’estate del 2024, che aveva già colpito otto società con sede tra Brescia e Mantova, consolidando un quadro di infiltrazione mafiosa di notevole portata.
Il complesso delle attività economiche coinvolte – comprensivo delle tre nuove acquisizioni – genera un fatturato annuale stimato in circa due milioni di euro, ma soprattutto cela un patrimonio immobiliare di valore considerevole, quantificato in trenta milioni di euro.

Si tratta di un capitale destinato, secondo le indagini, a finanziare le attività di una pericolosa famiglia di ‘ndrangheta interessata a consolidare la propria presenza e influenza nel territorio.
Le indagini della Dia di Brescia hanno rivelato collegamenti finanziari strutturati e continui, che si estendono anche a interessi di natura internazionale.
Questi rapporti economici hanno permesso alla famiglia mafiosa di investire strategicamente nell’area del Lago di Garda, in particolare nella sponda veronese, dove il valore immobiliare e il potenziale di sviluppo economico sono elevati.
L’obiettivo primario dell’associazione criminale sembra essere quello di creare una base operativa solida e diversificata, in grado di generare profitti illeciti e di eludere i controlli delle autorità.
L’ammissione di un collegio di due amministratori giudiziari, incaricati di gestire le società per almeno un anno, rappresenta un tentativo di sottrarre le attività economiche all’influenza dei vertici mafiosi e di garantirne la trasparenza e la legalità.
Questo intervento, volto a preservare il valore delle aziende e a tutelare i diritti dei creditori, si inserisce in una strategia più ampia di contrasto alle infiltrazioni mafiose nell’economia legale, un impegno che richiede una costante vigilanza e un’azione coordinata a livello nazionale e internazionale.

L’operazione “Glicine-Acheronte” dimostra, ancora una volta, la capacità della ‘ndrangheta di adattarsi e di infiltrarsi in settori economici diversi, richiedendo un approccio investigativo sofisticato e multidisciplinare.

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