L’Arengario di Monza, emblema del Duecento monzese e da anni segnato da una dolorosa inaccessibilità strutturale, si appresta a risorgere come fulcro culturale e civico.
Il piano di restauro e riqualificazione, annunciato dal sindaco Paolo Pilotto nell’ambito di un’assemblea pubblica presso i Musei Civici, promette di restituire all’intera comunità un bene di inestimabile valore storico e artistico, superando le barriere architettoniche che ne hanno limitato l’utilizzo.
L’intervento, curato dallo studio Stefano Boeri Architetti, si pone non solo come un adeguamento alle normative vigenti in materia di accessibilità, ma come una riflessione profonda sulla relazione tra l’eredità medievale e le esigenze del XXI secolo.
Al centro del progetto si colloca la rimozione della scala esterna, elemento invasivo che, pur con le sue peculiarità, si è rivelato un ostacolo insormontabile per una fruizione inclusiva dell’Arengario.
Lo studio ha elaborato due alternative progettuali, entrambe concepite in dialogo costante con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e con il Comando dei Vigili del Fuoco, per garantire il rispetto della rigorosa normativa in materia di tutela del patrimonio e sicurezza.
La prima soluzione, pragmaticamente orientata, prevede l’inserimento di un ascensore interno, posizionato strategicamente nella campata adiacente alla suggestiva scala elicoidale del 1902.
Questa scelta mira a minimizzare l’impatto visivo sull’architettura originaria, integrando il nuovo elemento in un contesto preesistente, pur riconoscendone la modernità funzionale.
L’ascensore diventerebbe così parte integrante del percorso di scoperta dell’edificio, offrendo una prospettiva inedita.
L’alternativa, invece, è caratterizzata da una maggiore audacia concettuale.
Propone un ascensore esterno, deliberatamente distaccato dal corpo principale dell’Arengario, collegato attraverso una passerella sospesa.
Questa passerella, più che una semplice connessione fisica, aspira a rievocare l’antico accesso monumentale dal portale della facciata est, restituendo all’Arengario una dimensione scenografica e celebrativa che si era persa nel tempo.
Si tratta di un’operazione simbolica, volta a sottolineare la riscoperta della sua importanza storica e la sua reintegrazione nel tessuto urbano.
L’intervento complessivo non si limita all’accessibilità fisica, ma si prefigge di innescare un processo di rigenerazione culturale dell’intero complesso monumentale, aprendo l’Arengario a nuove forme di fruizione e a un pubblico più ampio, valorizzandone il ruolo di spazio di incontro e di dialogo tra passato e presente.
L’obiettivo è quello di trasformare l’Arengario in un vero e proprio laboratorio di storia e di cultura, accessibile a tutti, senza comprometterne l’integrità e l’autenticità.


