L’inchiesta della Procura di Genova, incentrata sui complessi canali di finanziamento ad Hamas, ha visto ieri un’intensificazione delle indagini con 17 perquisizioni disseminate sul territorio nazionale.
L’operazione, che ha portato all’arresto di nove persone, si è concentrata in particolare in Lombardia, con accessi a Milano, cuore pulsante dell’associazione “La Cupola d’Oro” – sospettata di costituire un canale cruciale per il trasferimento di capitali verso il Medio Oriente e successivamente verso la Palestina – a Bergamo, sede di un’altra entità collegata al gruppo, denominata “La Palma”, e nei comuni di Monza e Sant’Angelo Lodigiano.
L’indagine, complessa e articolata, è nata da un’attenta ricostruzione dei flussi finanziari che alimentano il movimento palestinese, e si avvale di un’ampia mole di intercettazioni telefoniche e ambientali.
Un elemento particolarmente significativo è emerso durante le operazioni di perquisizione presso l’abitazione di uno studente a Sant’Angelo Lodigiano: le forze dell’ordine hanno rinvenuto, occultati in un intercapedine muraria, tre computer desktop, i cui contenuti sono considerati di estrema rilevanza per le indagini.
L’analisi forense di questi dispositivi potrebbe rivelare dettagli inediti sulle modalità operative del sistema di finanziamento e sull’identità di altri soggetti coinvolti.
Le intercettazioni hanno messo in luce un clima di crescente apprensione all’interno del gruppo, innescato dall’arresto, in Olanda, di Abu Rashad, figura di spicco nel panorama europeo come uno dei principali responsabili della raccolta fondi per Hamas.
Questa circostanza ha scatenato un’attività di “pulizia” dei dati digitali, orchestrata da Mohammed Hannoun e Abu Falastine, con l’obiettivo di eliminare tracce incriminanti dai computer della sede milanese de “La Cupola d’Oro”.
Falastine, in particolare, ha confermato di aver distrutto file e ricevute, conservandone però una copia su un hard disk affidato a un suo contatto fidato, con l’intento di poterle recuperare in un momento successivo.
L’operazione odierna rappresenta un tassello importante in un quadro investigativo più ampio, che mira a disarticolare una rete di supporto finanziario a Hamas, e a comprendere a fondo le dinamiche di un sistema complesso e ramificato, capace di eludere i controlli e di operare attraverso canali occulti.
La Procura di Genova, supportata dalle autorità di polizia, continua a lavorare per ricostruire l’intera filiera dei finanziamenti, con l’obiettivo di assicurare alla giustizia tutti i responsabili e di prevenire ulteriori attività illecite.
La scoperta dei computer nascosti e le confessioni delle figure chiave indicano una volontà di occultamento e una sofisticata pianificazione, che rendono l’inchiesta particolarmente delicata e impegnativa.







