giovedì 5 Febbraio 2026

Lovati: la testimonianza che infittisce il mistero Sempio

L’eco delle dichiarazioni dell’avvocato Massimo Lovati, rilasciate a ridosso dell’udienza in tribunale a Brescia, proietta una luce inquietante sull’indagine che coinvolge l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, e che ruota attorno alla vicenda di Andrea Sempio, il giovane scomparso a Garlasco.
La testimonianza di Lovati, chiamato a deporre come persona informata sui fatti, solleva interrogativi profondi sulla gestione di un caso giudiziario e sui possibili intrecci di interessi che lo hanno segnato.

Lovati ha confermato, con parole lapidarie, di aver agito da tramite per il trasferimento di una somma di quindicimila euro a Venditti, denaro proveniente dal collega Soldani.

La sua versione dei fatti, però, si discosta da un’ammissione di colpa diretta.

Lovati insiste nel negare di aver sollecitato il versamento, sostenendo di aver semplicemente adempiuto a una richiesta preesistente.

“Andavo a prendere i soldi che chiedeva Soldani,” ha affermato, spostando l’onere della responsabilità su un’altra figura coinvolta.
La sua testimonianza, però, non fornisce risposte concrete riguardo alla destinazione finale di quei quindicimila euro.

La domanda che tormenta l’opinione pubblica – “Dove sono finiti i soldi dei Sempio?” – rimane sospesa, in attesa di un chiarimento.

Lovati si trincera dietro l’ignoranza, sostenendo di conoscere solo l’ammontare ricevuto da lui stesso.

Questa distanza operativa, questa apparente innocenza, amplifica il mistero che avvolge la vicenda.

La ricostruzione degli eventi si fa più complessa quando Lovati, con un tono apparentemente disincantato, dichiara di trovare “ridicolo” il contesto investigativo.

Questa frase, apparentemente casuale, potrebbe suggerire una consapevolezza di dinamiche più ampie, forse un’ironia amara di fronte alla complessità e alle implicazioni etiche del caso.

La testimonianza di Lovati, per quanto frammentaria e apparentemente evasiva, offre nuovi tasselli per la ricostruzione di un quadro intricato.

L’indagine bresciana, collegata alla scomparsa di Andrea Sempio, si configura come un caso emblematico di possibili derive corruttive all’interno del sistema giudiziario, ponendo interrogativi cruciali sull’indipendenza della magistratura e sulla trasparenza delle procedure giudiziarie.

La ricerca della verità, in questa vicenda, si fa sempre più complessa, e la testimonianza di Lovati, con le sue ambiguità e le sue omissioni, rappresenta un elemento chiave per comprendere le dinamiche occulte che hanno segnato un caso giudiziario dai contorni drammatici.

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