venerdì 9 Gennaio 2026

Marco Manfrinati: disposta perizia psichiatrica nel caso Limido

La vicenda che coinvolge Marco Manfrinati, l’ex legale di Busto Arsizio accusato dell’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido e del tentato omicidio dell’ex moglie Lavinia Limido, si articola ora in una fase cruciale e complessa, segnata dall’ordinanza della Corte d’Assise di Varese che ha disposto una perizia psichiatrica.

L’esito di questa valutazione tecnica si rivelerà determinante per definire il quadro di responsabilità dell’uomo, chiamato a rispondere di un’atroce aggressione avvenuta il 6 maggio 2024 in via Menotti.
La decisione della Corte, presieduta da Andrea Crema, non è giunta in maniera affrettata.

Il collegio giudicante ha atteso la conclusione dell’istruttoria, manifestando la necessità di disporre di elementi sufficienti per ponderare accuratamente l’istanza avanzata dalla difesa.
L’incarico peritale si propone di valutare la capacità di intendere e di volere di Manfrinati al momento dei fatti, esaminando la sua pericolosità sociale e sondando le dinamiche psicologiche che potrebbero aver contribuito al tragico evento.

Durante la seduta odierna, Manfrinati ha espresso un’emotiva dichiarazione in forma di lettera rivolta al figlio, in una sorta di tentativo di giustificazione del gesto.
L’uomo ha attribuito la violenza perpetrata nei confronti dei Limido a un profondo senso di smarrimento, reso insopportabile dalla separazione dal bambino.

“Senza di te ero arrivato a fine corsa” ha affermato, rivelando un senso di vuoto e disperazione che sembrano averlo condotto a un punto di rottura.

È significativo notare che, a differenza del pentimento espresso verso il figlio, Manfrinati non ha manifestato alcun rimorso per le azioni commesse nei confronti dell’ex suocero e dell’ex moglie, evitando persino di pronunciare i loro nomi, un silenzio che denota una assenza di riconoscimento della gravità dei loro traumi.
La decisione della Corte è stata oggetto di immediate reazioni.

L’avvocato Fabio Ambrosetti, legale delle parti civili, ha espresso il suo dissenso, pur nel rispetto della decisione giudiziaria.
“Rispettiamo la decisione della Corte ma restiamo contrari alla perizia psichiatrica.

A nostro parere Marco Manfrinati non è un pazzo, è un assassino”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di riconoscere la piena responsabilità dell’imputato e di non attenuarla con una diagnosi di infermità mentale.

Questo commento riflette la sensibilità di coloro che, come le parti civili, si sentono chiamati a tutelare la memoria delle vittime e a garantire che la giustizia sia percepita come equa e imparziale.

La perizia psichiatrica, pertanto, assume un significato oltre la mera valutazione delle condizioni mentali di Manfrinati.

Si configura come un elemento cruciale per delineare il confine tra la responsabilità individuale e le possibili attenuanti legate a disturbi psicologici, un confine spesso sfumato e oggetto di intenso dibattito etico e giuridico.

L’esito della perizia, e le successive implicazioni processuali, si preannunciano fondamentali per la risoluzione di una vicenda drammatica che ha profondamente scosso la comunità.

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