martedì 3 Febbraio 2026

Sciopero a Malpensa: attivisti protestano per Gaza e salari.

Un corteo di attivisti, coordinato dalle sigle sindacali Cub e Usb, ha animato la mattinata all’aeroporto di Malpensa, concentrandosi alla porta 1 del terminal 1.
L’azione, inserita nel quadro di uno sciopero più ampio che ha interessato il settore aereo, ha visto la partecipazione di diverse decine di persone, esprimendo solidarietà al popolo palestinese e rivendicando il diritto a salari equi e dignitosi.
Silvio Pistoia, portavoce di Usb, ha articolato le motivazioni della protesta, sottolineando come l’aumento esponenziale dei carichi di lavoro non sia stato compensato da un adeguato riconoscimento economico.

La richiesta di sblocco degli stipendi si lega, inoltre, ad una presa di posizione netta contro il genocidio in corso a Gaza.
L’aeroporto di Malpensa, in particolare, è individuato come punto nevralgico per il transito di armamenti destinati all’esercito israeliano, rendendo la manifestazione un atto di resistenza contro l’industria bellica e il suo impatto devastante sulla popolazione civile.

L’azione non si è limitata ad una mera presenza simbolica.
Gli attivisti hanno annunciato l’intenzione di proseguire verso Cargo City, con l’obiettivo di bloccare i flussi di merci in partenza, interrompendo così una catena logistica che alimenta il conflitto.

Questa azione diretta rappresenta una escalation nella protesta, un tentativo di ostacolare concretamente il trasferimento di armamenti e di aumentare la pressione sull’opinione pubblica e sulle istituzioni.

Nonostante la determinazione dei manifestanti, la situazione al momento è rimasta relativamente tranquilla.

Un notevole dispiegamento di forze dell’ordine ha garantito la sicurezza e monitorato gli sviluppi, in attesa di possibili evoluzioni.

L’iniziativa solleva interrogativi complessi sul ruolo degli aeroporti nel commercio internazionale di armamenti, sulla responsabilità delle aziende coinvolte e sulla necessità di un impegno più forte a favore della pace e della giustizia sociale.
La protesta, lungi dall’essere un episodio isolato, si inserisce in un contesto globale di crescente attivismo e di richiesta di cambiamento radicale.

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