La questione Konecta si configura come una vera e propria emergenza socio-economica che investe il territorio astigiano e l’area di Ivrea, scatenando una mobilitazione sindacale e un forte sostegno istituzionale.
La decisione aziendale di concentrare le attività a Torino, con la conseguente chiusura delle sedi periferiche e la previsione di 150 esuberi, mette a rischio il futuro professionale di 1100 lavoratori, generando un impatto significativo sull’economia locale e sollevando interrogativi cruciali in merito alla responsabilità sociale d’impresa.
L’incontro tra il sindaco e presidente della Provincia di Asti, Maurizio Rasero, e i rappresentanti sindacali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom, ha evidenziato una posizione di fermo rifiuto da parte dei lavoratori nei confronti del trasferimento e degli esuberi.
Questa linea di resistenza, profondamente radicata nella comunità, non è solo una questione di mantenimento del posto di lavoro, ma simboleggia la difesa del tessuto sociale e della vitalità del territorio.
La forza lavoro di Konecta presenta caratteristiche demografiche e contrattuali particolarmente vulnerabili.
L’elevata percentuale di donne (80%), la prevalenza di contratti a termine e part-time, e la presenza di un numero considerevole di dipendenti con problematiche di salute legate all’attività di call center, configurano una situazione che richiede un’attenzione specifica e misure di tutela adeguate.
In particolare, il disagio di quei 102 dipendenti, impossibilitati a proseguire nell’attività a causa di problemi di salute, aggiunge una dimensione etica alla vicenda, mettendo in luce la necessità di una gestione aziendale più sensibile alle condizioni dei lavoratori.
La reazione delle istituzioni locali, con il pieno appoggio del Consiglio comunale e provinciale, testimonia la consapevolezza della gravità della situazione.
L’impegno concreto per agevolare la partecipazione dei lavoratori alla manifestazione del 13 gennaio, attraverso l’organizzazione di mezzi di trasporto, dimostra un forte senso di solidarietà e la volontà di sostenere la lotta sindacale.
Questa vicenda solleva interrogativi più ampi riguardo alla de-localizzazione delle attività produttive, alla precarietà del lavoro nel settore del call center e alla necessità di politiche attive che favoriscano la riqualificazione professionale e la creazione di nuove opportunità occupazionali nei territori marginali.
La battaglia intrapresa dai lavoratori di Konecta non è solo una questione sindacale, ma un monito per le imprese e le istituzioni, un invito a ripensare il modello di sviluppo economico in chiave più equa e sostenibile, che metta al centro il benessere dei lavoratori e la valorizzazione del territorio.
L’azione dell’Asp, in questo contesto, assume un ruolo cruciale di mediazione e supporto, cercando soluzioni che concilino le esigenze aziendali con la tutela dei diritti dei lavoratori e la salvaguardia del tessuto economico locale.







