venerdì 16 Gennaio 2026

Torino, mobilitazione a Konecta: lavoratori chiedono tutela e territorio.

La città di Torino è teatro oggi di una vibrante e pacifica mobilitazione, con centinaia di lavoratori di Konecta, società erede del noto call center Comdata, che rivendicano il diritto al lavoro e al proprio territorio.

Provenienti da Ivrea e Asti, tre pullman di dipendenti hanno raggiunto la sede della Regione Piemonte, trasformando l’area in un punto focale di protesta e richiamo all’attenzione.

La decisione aziendale di accentrare le attività in un’unica sede torinese ha innescato questa ondata di scontento, mettendo a rischio l’occupazione di circa mille lavoratori.
L’unica via apparentemente offerta per mantenere il posto di lavoro è il trasferimento, una prospettiva che, per molti, implica non solo un cambiamento radicale nella propria quotidianità, ma anche la perdita di legami sociali, familiari e radicamenti culturali.

Lo sciopero, organizzato dalle sigle sindacali SLC CGIL, FIStEL CISL e UILCOM UIL regionali, non si configura semplicemente come un atto di protesta, ma come un appello urgente e mirato a sollecitare l’intervento della Regione Piemonte.

I sindacati, infatti, sottolineano la necessità imperativa di esplorare soluzioni alternative che preservino l’occupazione e minimizzino l’impatto negativo sulla comunità.

La mobilitazione mira a sensibilizzare le istituzioni regionali, sollecitando un ruolo attivo e propositivo nella mediazione tra azienda e lavoratori.
La vicenda Konecta/Comdata solleva interrogativi profondi sul futuro del lavoro nel settore dei servizi, sulla responsabilità sociale delle imprese e sul ruolo delle istituzioni nel garantire la tutela dei diritti dei lavoratori.
La concentrazione delle attività aziendali, sebbene possa apparire funzionale a una logica di ottimizzazione dei costi, rischia di generare squilibri territoriali, disoccupazione e marginalizzazione sociale.

La protesta dei lavoratori di Konecta si configura, quindi, come un monito per il futuro: la crescita economica non può e non deve avvenire a costo della dignità e della stabilità lavorativa delle persone.

L’auspicio è che questa mobilitazione possa innescare un dialogo costruttivo e portare a soluzioni condivise che tutelino il lavoro, il territorio e la coesione sociale.

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