Un’operazione dei Carabinieri del Reparto Operativo per la Tutela Agroalimentare di Roma, coordinata dalla Procura della Repubblica di Frosinone, ha portato alla luce un sofisticato sistema di frode nel settore zootecnico, con implicazioni significative per la sicurezza alimentare e la salvaguardia delle denominazioni di origine protetta (DOP) e Indicazioni Geografiche Protette (IGP).
L’indagine, scaturita da anomalie rilevate durante ispezioni ministeriali, ha svelato la sistematica contraffazione di prodotti ovini, commercializzati come “Abbacchio Romano IGP” – un marchio che garantisce qualità, provenienza e legame con il territorio del Lazio – quando in realtà provenivano da allevamenti esteri, in particolare Romania e Ungheria.
L’attività di indagine ha focalizzato l’attenzione su un macello situato nel frusinate, individuato come nodo cruciale della filiera illecita.
L’azienda, approfittando di lacune nei controlli e di una connivenza, se non proprio collusione, con alcuni veterinari, ha macellato e immesso sul mercato centinaia di capi ovini importati, falsando la documentazione e aggirando le rigorose procedure previste per la certificazione IGP.
La complessità della frode non si limitava alla semplice etichettatura errata, ma si estendeva a una manipolazione più ampia della filiera, con l’obiettivo di massimizzare i profitti a scapito della legalità e della fiducia dei consumatori.
Le conseguenze di tale operazione fraudolenta sono di vasta portata.
Oltre al danno economico per gli allevatori locali e le aziende che operano nel rispetto delle norme, la contraffazione mette a rischio la sicurezza alimentare, poiché i controlli sanitari necessari per garantire la salubrità delle carni non venivano adeguatamente eseguiti sugli animali provenienti dall’estero.
L’omissione di tali accertamenti potrebbe aver esposto i consumatori a rischi per la salute derivanti da potenziali patogeni o residui di farmaci.
L’operazione dei Carabinieri ha portato al sequestro di circa 2 tonnellate di carne e all’emissione di avvisi di conclusione delle indagini preliminari a carico di cinque persone, accusate di frode commerciale, falsità ideologica in atti pubblici e commercio di sostanze pericolose.
La vicenda solleva interrogativi cruciali sull’efficacia dei sistemi di controllo e tracciabilità del settore agroalimentare, evidenziando la necessità di rafforzare i meccanismi di vigilanza e di promuovere una maggiore consapevolezza tra i consumatori, affinché possano fare scelte informate e sostenere i produttori che rispettano la qualità e la provenienza dei loro prodotti.
La creazione di una “cabina di regia” presso il Ministero dell’Agricoltura testimonia l’importanza attribuita al caso e la volontà di implementare misure più incisive per contrastare le frodi alimentari e tutelare il patrimonio agroalimentare italiano.