Nell’epoca attuale, la voce di chi professa l’impegno per la pace, scegliendo la via del disarmo e l’esempio luminoso di Gesù e dei martiri, rischia di essere marginalizzata, sminuita e perfino silenziata, spesso con accuse ingiuste di complicità con coloro che sembrano opposti.
Papa Leone, nel commemorare Santo Stefano, il primo testimone della fede cristiana, ci invita a riflettere profondamente su questa dinamica.
Il cristiano, vero discepolo di Cristo, non concepisce l’esistenza di nemici in senso assoluto, ma solo di fratelli e sorelle, un legame intrinseco che sopravvive anche quando la comprensione reciproca appare compromessa.
Il mistero del Natale, con la sua potenza trasformatrice, rivela una gioia autentica, una gioia alimentata dalla perseveranza di coloro che vivono già in una logica di fraternità.
Riconoscere la dignità intrinseca, la sacra scintilla divina che risiede in ogni essere umano, anche in chi percepisce come un avversario, è un atto di profonda consapevolezza e di amore incondizionato.
Santo Stefano, con il suo esempio supremo, ci ricorda che la forza più potente non risiede nel dominio e nella violenza, ma nella capacità di perdonare, seguendo le orme di Gesù.
Questo perdono non è un atto di debolezza, ma la manifestazione di una forza gratuita, una risorsa innata presente nel cuore di ogni persona, spesso sopita, che può essere risvegliata e condivisa quando si inizia a osservare il prossimo con occhi nuovi, con compassione e riconoscimento.
Papa Leone ci sollecita a non dimenticare le comunità cristiane sparse per il mondo, che affrontano persecuzioni e ingiustizie, e a sostenerle non con armi o retorica guerrafondaia, ma con l’esempio di mitezza, coraggio e perdono incarnato da Santo Stefano.
Invitiamo chiunque si impegni nella complessa e spesso dolorosa missione di promuovere il dialogo, la riconciliazione e la pace, a trarre ispirazione da questo esempio, ad abbracciare la visione di un mondo dove la diplomazia prevale sulla guerra, dove la giustizia sociale sostituisce la vendetta e dove la compassione risana le ferite dell’odio.
La vera sfida non è sconfiggere un nemico, ma trasformarlo in un fratello, un compagno di cammino verso un futuro di speranza e di serenità.
La via del martirio, intesa non solo come sacrificio fisico, ma come impegno costante nella ricerca del bene comune, è la via della vera vittoria.

