Cinquant’anni dopo la sua tragica scomparsa, il Parco Letterario Pasolini, scrigno naturale incastonato nell’oasi del Centro Habitat Mediterraneo della Lipu, ha accolto una commovente commemorazione.
Il luogo, intriso di memoria, è l’esatto punto dove il corpo di Pier Paolo Pasolini fu ritrovato, sulla via Ostiense, in una notte fatale del novembre 1975.
A segnare questo spazio, una stele opera dell’artista Mario Rosati, deposta di una corona d’alloro offerta da Roma Capitale, rappresentata dall’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio e dal presidente del Consiglio del Municipio Roma X, Giampaola Pau.
Un corteo di cittadini, amici e estimatori del poeta ha condiviso letture e poesie, in un’atmosfera di riflessione e ricordo.
Il legame tra Pasolini e Roma fu un intreccio profondo e determinante.
La Capitale, adottata dal poeta, divenne il teatro privilegiato per la sua osservazione acuta e spietata della realtà sociale, un laboratorio per la creazione di un linguaggio capace di restituire la voce delle borgate, delle periferie e dei sottoproletariato urbano.
In questo luogo, un tempo costellato di baracche e animato da una fervente vita popolare, l’assessore Smeriglio ha sottolineato come, a distanza di cinquant’anni, la presenza di persone a commemorarlo sia paragonabile a quella del giorno della sua morte, a testimonianza della perdurante risonanza del suo pensiero.
Quest’anno, Roma Capitale ha dedicato un ciclo di cento eventi in sessanta giorni per onorare la memoria del poeta, non attraverso una mera celebrazione geografica, ma per dare voce a prospettive diverse, anche quelle più scomode e dissonanti.
L’evento di commemorazione non si configura come una celebrazione, bensì come un’imperativa necessità di decifrare e interpretare parole che continuano a illuminare il presente, sollevando interrogativi urgenti sul modello di sviluppo, sull’omologazione culturale e sulla vorace ondata consumistica che nega l’umanità.
Giampaola Pau, presidente del Consiglio Municipale Roma X, ha evocato le tre opere dedicate a Pasolini presenti a Ostia, sottolineando come la stele all’Idroscalo, unitamente al film ‘Amore Tossico’ di Carlo Callegari, siano diventate icone indelebili del suo immaginario.
Questo luogo, testimone di una tragedia che squarciò il tessuto sociale, rappresenta un monito e un invito alla rinascita, alla ricerca di un’alternativa a un futuro che sembra aver dimenticato i valori umani e la bellezza del reale.
È un invito a non dimenticare la sua voce, il suo sguardo critico, la sua passione civile, per affrontare le sfide del presente con maggiore consapevolezza e responsabilità.







