La scadenza della convenzione relativa alla centrale di Torre Valdaliga Nord sta proiettando Civitavecchia in una fase di profonda incertezza, con implicazioni potenzialmente devastanti per la sua economia e il tessuto sociale.
La mancanza di una chiara e definitiva decisione governativa sul futuro dell’impianto sta generando un blocco generalizzato, paralizzando investimenti, soffocando la programmazione strategica e mettendo a rischio l’occupazione di una comunità di oltre cinquantamila persone.
In una missiva indirizzata alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e ai Ministri competenti, Mario Urso (Imprese e Made in Italy) e Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e Sicurezza Energetica), il Sindaco Marco Piendibene sollecita urgentemente la costituzione di un tavolo di confronto per delineare un percorso chiaro e condiviso, affrontando la complessa transizione dalla produzione di energia da carbone verso un futuro industriale sostenibile.
Il nodo cruciale risiede nella gestione del cosiddetto “phase-out”, ovvero la dismissione dell’impianto.
Se questa dovesse concretizzarsi, come sembra probabile, è imperativo che lo Stato intervenga immediatamente per rendere operativi strumenti essenziali.
La nomina di un commissario straordinario, figura chiave per guidare il processo di riconversione post-carbone, appare imprescindibile.
Parallelamente, un accordo di programma dedicato, con tempistiche e risorse definite, e un quadro normativo che permetta l’effettivo utilizzo delle aree dismesse e l’implementazione delle proposte di riqualificazione già presentate a livello nazionale, si rendono assolutamente necessari.
Senza questi interventi tempestivi, la transizione energetica rischia di rimanere un mero esercizio retorico, esponendo il territorio a una crisi industriale e sociale di portata inedita.
In alternativa, qualora si optasse per il mantenimento dell’impianto, anche in modalità di riserva, questa decisione non può essere calata dall’alto.
La voce del territorio, le sue aspettative e le sue necessità, devono essere ascoltate e formalizzate in un processo trasparente e partecipativo.
Un piano industriale solido e vincolante, con garanzie occupazionali concrete, è l’unica condizione accettabile per evitare un’ulteriore erosione della fiducia e una precarizzazione strutturale del mercato del lavoro locale.
A questa già complessa situazione si aggiunge un elemento di ulteriore preoccupazione: il ritardo, ormai protratto da oltre un anno e mezzo, nell’avvio delle aste incentivanti per l’eolico offshore, previsto dal Decreto FER2.
Questa scelta ministeriale rischia di minare la credibilità e la fattibilità di un’alternativa industriale sostenibile, un elemento strategico per la riqualificazione di Civitavecchia.
La città, lungi dal pretendere soluzioni immediate, dispone già di un solido punto di partenza: progetti concreti e investitori interessati a sviluppare un hub nazionale per l’eolico offshore, con un potenziale impatto occupazionale e industriale di notevole rilevanza.
La possibilità di un riposizionamento strategico nella filiera della transizione energetica è reale e tangibile.
Sospendere, o comunque rallentare, le aste incentivanti, invia al mercato un segnale di incertezza e indecisione che si traduce in ritardi, in una perdita di opportunità e in una fuga di capitali.
Civitavecchia necessita di chiarezza, di visione e di un impegno concreto da parte del Governo per garantire un futuro prospero e sostenibile.

