Trastevere, chiuso storico: movida sotto accusa e ordine pubblico a rischio.

Un locale storico nel cuore di Trastevere, Via San Francesco a Ripa, è stato oggetto di un intervento drastico da parte delle autorità romane, segnando un punto fermo nella gestione della movida notturna e nella tutela dell’ordine pubblico.
La sospensione della licenza, disposta dal questore di Roma, rappresenta la conclusione di un’indagine complessa, maturata a seguito di crescenti preoccupazioni per l’escalation di comportamenti devianti e irregolarità sanitarie rilevate nel corso del 2025.

L’attività, divenuta un aggregato frequentato principalmente da giovani, era divenuta fonte di disturbo della quiete pubblica, con dinamiche spesso caratterizzate da un consumo eccessivo di alcol e comportamenti irresponsabili.
L’intervento congiunto, orchestrato attraverso ispezioni mirate condotte dal Commissariato di Trastevere, dall’ASL Roma 1 e dalla Polizia Locale di Roma Capitale, ha svelato un quadro allarmante.
Le irregolarità riscontrate non si limitavano alla mera occupazione abusiva del suolo pubblico e alla vendita irregolare di bevande alcoliche, ma si estendevano a gravi lacune in materia di igiene e sicurezza alimentare.
L’assenza di un manuale di autocontrollo, fondamentale per garantire la sicurezza dei consumatori e la corretta gestione degli allergeni, e la mancanza di sistemi di tracciabilità degli alimenti, hanno sollevato serie preoccupazioni per la salute pubblica.

Inoltre, l’area cucina presentava difformità strutturali, rivelando una compromessa conformità alle normative vigenti.

La responsabile del locale, oltre alla pesante sanzione amministrativa di oltre diciotto mila euro, si trova ora a fronteggiare una denuncia per minacce a pubblico ufficiale e somministrazione di alcol a persone in stato di alterazione.

L’episodio critico che ha determinato l’inasprimento delle accuse si è verificato durante un blitz delle forze dell’ordine, quando la titolare avrebbe incitato i clienti, molti dei quali già visibilmente alterati, alla disobbedienza civile, ostruendo fisicamente l’operato dei poliziotti e contestandone l’autorità.
Questo caso, che va ben oltre la semplice chiusura temporanea di un locale, solleva interrogativi cruciali sulla responsabilità degli esercenti nei confronti della sicurezza e del benessere della collettività, sull’efficacia dei controlli e sulla necessità di un approccio integrato tra forze dell’ordine, enti locali e operatori del settore per gestire in modo sostenibile la vivacità della movida, garantendo al contempo il rispetto delle regole e la tutela dell’ordine pubblico.

La vicenda si pone, in definitiva, come monito per tutti gli operatori del settore, ricordando l’importanza di un’etica professionale responsabile e rispettosa del diritto altrui.

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