L’Ascolto: Ferite d’infanzia e la ricerca di un abbraccio.

Il cortometraggio “L’Ascolto”, opera di Giorgio Diritti presentata ad Alice nella Città, si configura come una profonda immersione nel vissuto emotivo di bambini e adolescenti contemporanei, un’esplorazione delicata e commovente che ne svela le ferite più nascoste.

Attraverso le interpretazioni intense di giovani attori, il film restituisce l’immagine di una generazione in bilico tra fragilità e resilienza, spesso segnata da traumi silenziosi e difficoltà inespresse.
Le storie che si dipanano nelle sedute di psicoterapia infantile, guidate dalla figura attenta e premurosa della terapeuta Orietta Notari, sono frammenti di realtà dolorose: un bambino vittima di bullismo, intrappolato in un ciclo di ricatti e paura che lo impedisce di confidarsi con i genitori; un’adolescente martoriata da insulti continui in un contesto virtuale, la chat, che amplifica la sua sofferenza; un bambino di soli sette anni angosciato dalla paura di un conflitto globale, sintomo di una precarietà esistenziale che lo sovrasta; un ragazzo immerso nel mondo dei videogame come rifugio dalla realtà, un tentativo disperato di anestetizzare il vuoto interiore; una bambina taciturna, soffocata dall’assenza di comprensione e dalla rabbia materna.

Il progetto nasce dall’incontro fecondo tra Diritti e la psicoterapeuta Lella Ravasi, autrice di importanti studi sulla psicologia infantile.

L’approccio terapeutico di Ravasi, con particolare attenzione alle tecniche espressive non verbali, come la terapia della sabbia – in cui i bambini utilizzano pupazzi e oggetti per rielaborare simbolicamente le proprie esperienze – ha profondamente influenzato la visione del regista, spingendolo a superare la mera narrazione verbale per cogliere la ricchezza del linguaggio corporeo, delle emozioni silenziose, dei gesti che rivelano un mondo interiore spesso inesprimibile a parole.
La capacità di ascolto, la sospensione del giudizio, l’accoglienza incondizionata della terapeuta si rivelano fondamentali per creare uno spazio sicuro in cui i giovani protagonisti possano sentirsi realmente se stessi, poter affrontare le proprie paure, elaborare i propri traumi, ritrovare un senso di autostima e fiducia.

Il cortometraggio offre un ritratto impietoso di un’epoca in cui l’iperconnessione, la pressione sociale, la ricerca spasmodica della performance, spesso a scapito delle relazioni umane, contribuiscono a creare una generazione alienata, priva di affetto, incapace di esprimere i propri bisogni emotivi.
L’immagine della madre che critica la figlia, figura isolata e incapace di empatia, è emblematica di un disagio più ampio, di una frattura generazionale che impedisce la trasmissione di affetto e comprensione.

Diritti, con sguardo lucido e compassionevole, denuncia la mancanza di ascolto e dialogo reale all’interno delle famiglie, l’assenza di momenti di intimità e condivisione, la progressiva perdita di contatto con l’umanità e l’empatia.
Il cortometraggio si configura come un appello urgente a riscoprire il valore della relazione, della cura, della semplice carezza, dell’abbraccio, elementi essenziali per la crescita armoniosa di ogni individuo.

Il regista, attualmente impegnato nella scrittura di nuovi progetti, fra cui uno incentrato sulle difficoltà che i giovani incontrano nel mondo del lavoro, dimostra un costante interesse per le dinamiche che plasmano la società contemporanea e per le sfide che i giovani devono affrontare per trovare il proprio posto nel mondo.

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