L’Italia si conferma un Paese di lettori, con un dato che, a dispetto delle sfide poste dal panorama mediatico contemporaneo, continua a evolversi positivamente.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Aie, curato da Pepe Research, ben il 76% della popolazione italiana tra i 15 e i 74 anni – equivalenti a circa 34 milioni di individui – ha interagito con un libro, che sia attraverso la lettura tradizionale, l’ascolto in audiolibro o l’esperienza digitale, nell’ultimo anno.
Questo segna un incremento dell’4% rispetto al 2024, evidenziando una resilienza della pratica della lettura nella società italiana.
Il dato complessivo maschera però dinamiche complesse e sfumature interessanti.
La crescita della percentuale di lettori è diffusa su tutte le fasce d’età, ma particolarmente significativa è l’aumento tra i giovani, con una percentuale di lettori (89%) che si avvicina alla totalità della popolazione giovanile (15-17 anni).
Questo dato sottolinea l’importanza cruciale del libro, e più in generale della cultura scritta, nello sviluppo cognitivo e nella formazione identitaria delle nuove generazioni.
Si tratta di un elemento cruciale per il futuro del Paese, un investimento a lungo termine che va sostenuto attivamente.
Tuttavia, la quantità di tempo dedicato alla lettura sta diminuendo.
Si registra una contrazione nella frequenza: se nel 2022 quasi tre lettori su quattro dedicavano tempo alla lettura settimanale, nel 2025 questa percentuale è scesa al 61%.
Parallelamente, la quota di chi si avvicina al libro solo occasionalmente è aumentata.
Questo fenomeno, unito alla diminuzione del tempo medio settimanale dedicato alla lettura di libri cartacei, da 3 ore e 32 minuti nel 2022 a 3 ore e 7 minuti nel 2025, suggerisce una trasformazione nel modo in cui i libri vengono consumati e integrati nella vita quotidiana.
Si ipotizza che la frammentazione dell’attenzione, dovuta all’iperconnessione e alla proliferazione di intrattenimenti digitali, giochi un ruolo determinante.
Un altro aspetto rilevante è il divario di genere, che persiste con un gap di quasi dieci punti percentuali: le donne sono più inclini alla lettura rispetto agli uomini.
Questa differenza suggerisce la necessità di strategie mirate per incentivare la lettura maschile, promuovendo modelli positivi e offrendo proposte editoriali che possano rispondere ai loro interessi specifici.
L’analisi territoriale rivela inoltre una disparità significativa tra Nord e Sud Italia.
Al Sud e nelle Isole, pur concentrando una quota rilevante di lettori (30%), si registra un numero inferiore di copie vendute (19%).
Questo dato indica una potenziale domanda insoddisfatta, che potrebbe essere colmata attraverso iniziative volte a migliorare l’accessibilità ai libri, sia attraverso canali fisici che digitali, e a promuovere la lettura in contesti sociali e comunitari.
Renata Gorgani, vicepresidente e presidente del Gruppo Editoria di varia di Aie, ha sottolineato come la lettura stia assumendo una dimensione sociale, diventando un’attività da condividere e mostrare con orgoglio, pur dedicandole meno tempo.
Questa evoluzione suggerisce che la lettura non è più percepita solo come un’esperienza individuale, ma come un modo per esprimere la propria identità e connettersi con gli altri.
In conclusione, la lettura rimane un pilastro fondamentale della cultura e della civiltà italiana.
È essenziale che tutti gli attori coinvolti – istituzioni, editori, scuole, biblioteche, associazioni – collaborino per sostenere, incrementare e rendere accessibile la lettura a tutti, con particolare attenzione ai lettori più deboli, favorendo non solo la trasmissione del sapere ma anche lo sviluppo del pensiero critico e della coscienza civica.
L’indagine, condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana, fornisce dati preziosi per orientare le politiche culturali e promuovere la lettura come strumento di crescita personale e collettiva.

