Un microcosmo complesso, un’isola dentro la città: il carcere di Rebibbia si rivela attraverso “Un mondo alla rovescia”, un progetto di Hyperlocal che scava nell’esistenza dei suoi detenuti, smontando stereotipi e restituendo voci silenziate.
Più che un semplice reportage, l’iniziativa si configura come un’immersione antropologica nel cuore di un ambiente spesso percepito come marginale, ma che racchiude in sé riflessioni universali sulla condizione umana, la giustizia e la possibilità di redenzione.
La mostra, arricchita da un documentario inedito realizzato da Alain Parroni, non si limita a documentare la quotidianità carceraria; la interroga.
Attraverso fotografie evocative e testimonianze dirette, il progetto traccia un ritratto sfaccettato di vite sospese, segnate dalla privazione della libertà, ma non prive di speranza.
Il documentario, in particolare, cattura l’attenzione sulla percezione del “mondo esterno” da parte dei detenuti: un caleidoscopio di suoni urbani – il rombo dei motori, le musiche delle feste, lo scoppio dei fuochi d’artificio – che evocano ricordi, desideri e una profonda nostalgia.
Questi suoni, percepiti attraverso le sbarre delle finestre o durante i brevi momenti passati nei cortili, diventano un potente simbolo di connessione con una vita che sembra irraggiungibile.
Il progetto si estende al di là delle mura carcerarie, coinvolgendo la comunità locale di Rebibbia.
La scelta di sviluppare parte del progetto anche al di fuori del carcere, con talk e approfondimenti, mira a favorire un dialogo costruttivo tra il mondo interno e quello esterno, a superare pregiudizi e a promuovere una maggiore consapevolezza sulle problematiche carcerarie.
Un numero speciale della rivista Hyperlocal, “Rebibbia Hyperlocal”, raccoglie i contributi fotografici di Stefano Lemon, Lavinia Parlamenti, Guido Gazzilli e Benedetta Ristori, e i testi scritti dai detenuti stessi, offrendo una prospettiva intima e personale sulla vita in carcere.
Le testimonianze dei detenuti, raccolte nei testi e nelle immagini, dipingono un quadro complesso, fatto di difficoltà legate al sovraffollamento e alla carenza di manutenzione, ma anche di resilienza e di una profonda ricerca di senso.
La presenza del Garante per i diritti dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, durante la presentazione, ha offerto l’opportunità di ribadire l’urgenza di affrontare le criticità strutturali del sistema penitenziario, sottolineando la necessità di un approccio più umano e orientato alla riabilitazione.
“Un mondo alla rovescia” si propone dunque non solo come un’esposizione artistica, ma come un potente strumento di riflessione e di cambiamento sociale, un invito a guardare oltre le sbarre e a riconoscere l’umanità che dimora in ogni persona, anche in coloro che hanno compiuto un errore.








