La ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma (15-26 ottobre) si configura come un palcoscenico riflessivo, un crocevia di narrazioni che intrecciano l’eco dei drammi del passato con le ferite aperte del presente.
Ben lontana dall’essere un mero spettacolo, la kermesse, sotto la direzione artistica di Paola Malanga, si pone come uno specchio del mondo, riflettendo le sue contraddizioni, le sue tragedie, ma anche le sue possibili vie di fuga attraverso l’arte, la musica, la letteratura e il pensiero critico.
Un filo rosso, potente e doloroso, attraversa la programmazione: la guerra, con le sue manifestazioni più cruenti e le sue conseguenze devastanti per le popolazioni civili.
Il documentario “Put your soul on your hand and walk” di Sepideh Farsi, realizzato attraverso videochiamate con la giovane fotogiornalista palestinese Fatma Hassouna, tragicamente scomparsa in un attacco, ci immerge nella disperata realtà di Gaza, un territorio martoriato e testimone di inaudite sofferenze.
Parallelamente, “Holding Liat” di Brandon Kramer offre uno sguardo intimo sulla vicenda di Liat Beinin Atzili, rapita durante l’attacco del 7 ottobre, incarnando il trauma e l’incertezza che hanno colpito intere famiglie.
La sofferenza non si limita al Medio Oriente.
Il documentario “2000 Meters to Andriivka” di Mstyslav Chernov, già acclamato con un premio Oscar per “20 Days in Mariupol”, segue con cruda immediatezza un plotone ucraino impegnato in una missione disperata, mentre “Cuba e Alaska” di Yegor Troyanovsky porta sullo schermo la tenace umanità di due dottoresse ucraine, Yulia Cuba e Oleksandra Alaska, che operano in prima linea in un conflitto che segna profondamente il loro paese.
Queste opere non si limitano a documentare eventi, ma cercano di restituire la complessità delle esperienze umane intrappolate nella spirale della guerra, offrendo una piattaforma di comprensione e di empatia.
L’attenzione ai casi di cronaca, elementi fondanti della memoria collettiva, è un altro tassello cruciale della Festa.
“40 Secondi” di Vincenzo Alfieri, con Francesco Gheghi, si concentra sulle ultime ore di vita di Willy Duarte Monteiro, un’indagine penetrante sulle dinamiche sociali e culturali che hanno portato alla tragedia.
“Gli occhi degli altri” di Andrea De Sica, con Jasmine Trinca e Filippo Timi, riapre le ferite del delitto Casati Stampa, un caso che sconvolse l’Italia degli anni ’70, per esplorarne le implicazioni morali e giuridiche.
La ricostruzione della camera di consiglio del Maxiprocesso di Palermo, affidata a Fiorella Infascelli, offre una prospettiva unica sul confronto epocale tra la giustizia e la mafia, restituendo la forza di un momento storico fondamentale per il paese.
La programmazione si arricchisce inoltre con serie televisive di grande impatto.
“La preside” di Luca Miniero, interpretata da Luisa Ranieri, trae ispirazione dalla figura di Eugenia Carfaro, una preside impegnata nel difficile compito di riscatto educativo e sociale a Caivano.
“Mrs.
Playmen” di Netflix, con Carolina Crescentini, narra l’audace percorso di Adelina Tattilo, una donna che sfida il conformismo e il patriarcato attraverso la creazione di una rivista erotica, aprendo un dibattito coraggioso sui temi della sessualità, della libertà e dell’emancipazione femminile.
Queste storie, radicate nella realtà italiana, offrono un’occasione per riflettere sulle sfide sociali e culturali che il paese si trova ad affrontare.

