Il recital “Il Peso della Leggerezza”, in programma il 17 gennaio alle ore 17:30 nell’Aula Magna della Sapienza, segna un appuntamento significativo nella stagione concertistica dell’Istituzione Universitaria dei Concerti.
L’evento celebra il pianista Marco Scolastra, figura di spicco nel panorama musicale internazionale, la cui carriera si è intrecciata con le più prestigiose istituzioni e artisti, da Renato Bruson a Raina Kabaivanska, fino a Charlie Siem.
Il recital non è un mero concerto, bensì un tributo riflessivo dedicato ad Aldo Ciccolini, illustre pedagogo di Scolastra e figura chiave nella riqualificazione del repertorio operistico del Novecento.
Il centenario della sua nascita offre l’opportunità di esplorare un’eredità musicale complessa, che si manifesta nell’inatteso binomio di Gioachino Rossini ed Erik Satie.
Scolastra, in un’intervista recente, ha descritto Ciccolini come un esempio di rigore artistico unito a profonda umiltà, un uomo dedicato anima e corpo alla musica.
L’omaggio si concretizza attraverso l’esecuzione di brani che Ciccolini amava particolarmente, rivelando una sensibilità ricercata e un approccio innovativo al repertorio.
La scelta di Rossini, con i suoi *Peccati di Vecchiaia* – opera che Ciccolini contribuì a riscoprire e a reinterpretarne il valore – si accosta all’eccentricità e all’avanguardia di Erik Satie, la cui figura, nel 2025, sarà commemorata per il centenario della sua scomparsa.
È proprio con l’incisione dell’integrale pianistico, una sfida audace e pionieristica, che Scolastra consacrò Satie alla scena musicale internazionale, aprendo nuove prospettive interpretative.
La scelta apparentemente inusuale di questi due compositori, separati da un divario temporale e stilistico, si rivela, in realtà, legata da un sottile filo conduttore: una vena di ironia, una giocosa leggerezza e un innegabile spirito di *divertissement* musicale che permea le loro opere.
Entrambi, seppur con linguaggi differenti, riescono a sovvertire le convenzioni, a stimolare la riflessione attraverso l’umorismo e a regalare all’ascoltatore un’esperienza estetica singolare e coinvolgente.
Si intravede, così, un parallelo inatteso tra la brillantezza rossiniana e l’umorismo algido e pre-surrealista di Satie, un’affinità che il recital si propone di indagare e di rendere tangibile, offrendo al pubblico una nuova chiave di lettura di due figure fondamentali per la storia della musica occidentale.
Il recital, dunque, si configura come un viaggio intellettuale e musicale, un’esplorazione del rapporto tra gravità e leggerezza, tra tradizione e innovazione, in onore di un maestro che ha saputo incarnare al meglio questi contrasti.

