Innalzando lo sguardo verso il cielo, in un atto di profonda supplica, Papa Leone XIV, durante la celebrazione del Regina Caeli che conclude la solennità di Pentecoste, ha invocato l’effusione dello Spirito Santo come fonte inesauribile di pace. L’appello, risuonato nella maestosa Piazza San Pietro, trascende la semplice richiesta di assenza di conflitti, per abbracciare una concezione più ampia e profonda di armonia.La pace, come ha sottolineato il Pontefice, non è un bene statico da ottenere, ma un dono dinamico, un processo continuo di trasformazione interiore. Essa germina prima di tutto nel cuore dell’individuo, fiorisce in famiglia, si estende alla comunità e irradia, idealmente, alle relazioni tra le nazioni. Un cuore tormentato, dilaniato da rancori e paure, è incapace di generare un’atmosfera di serenità; al contrario, un cuore aperto, permeato di compassione e comprensione, diviene un canale attraverso cui la pace può fluire e contagiare il mondo circostante.La Pentecoste, memoria dell’effusione dello Spirito Santo sugli Apostoli, rappresenta l’irruzione di una forza divina capace di abbattere le barriere linguistiche e culturali, di conciliare le divisioni e di infondere coraggio. In un’epoca segnata da conflitti sempre più complessi e da una crescente polarizzazione, l’invito del Papa risuona come un monito e una speranza.Lo Spirito di Cristo risorto non è un palliativo, ma una forza propulsiva verso la riconciliazione. Deve ispirare i leader mondiali a superare la logica del potere e dell’interesse nazionale, promuovendo il dialogo anche con coloro che percepiscono come nemici. La vera grandezza non risiede nell’imporre la propria volontà, ma nel saper ascoltare, comprendere e cercare soluzioni condivise. Si augura che i governanti siano illuminati dalla saggezza dello Spirito Santo, affinché abbiano il coraggio di compiere gesti di apertura, di distensione, di perdono. Gesti che vanno oltre le dichiarazioni di intenti, che si traducono in azioni concrete, in politiche di cooperazione, in investimenti nella diplomazia e nella prevenzione dei conflitti. Non si tratta di cedimenti o compromessi, ma di una visione lungimirante che riconosce che la pace duratura è l’unica condizione possibile per la prosperità e la sicurezza di tutti. L’appello del Papa è un’esortazione a coltivare la speranza, a credere nella possibilità di un mondo più giusto e pacifico, un mondo in cui lo Spirito Santo possa continuare a guidare i passi dell’umanità verso un futuro di armonia e riconciliazione.
Papa Leone XIV invoca la pace: un appello allo Spirito Santo
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