'Romanzo criminale' opera lirica? De Cataldo: 'Un sogno che si avvera'
«Un sogno che si avvera», dice Giancarlo De Cataldo. «Le scommesse difficili mi affascinano», gli fa eco Nicola Piovani. Due dichiarazioni che racchiudono lo spirito di una sfida artistica inedita: trasformare "Romanzo criminale", una delle storie più riconoscibili della narrativa italiana contemporanea, in un’opera lirica capace di confrontarsi con la violenza, il potere, le ambizioni e le contraddizioni della Roma criminale. Venerdì 23 ottobre, alle ore 20, nella Sala Grande del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il racconto della Banda della Magliana debutterà per la prima volta sul palcoscenico dell’opera, in una produzione nata dalla commissione congiunta della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e della Fondazione Musica per Roma.
A firmare il libretto è lo stesso scrittore Giancarlo De Cataldo, autore del romanzo pubblicato da Einaudi nel 2002; la partitura è di Nicola Piovani, Premio Oscar nel 1999 per le musiche di "La vita è bella", che dirigerà l’Orchestra e il Coro del Maggio. La regia è affidata a Massimo Popolizio, attore e regista che conosce da vicino questa storia anche per aver interpretato il Terribile nel film di Michele Placido del 2005. Un incontro tra letteratura, musica e teatro che apre un nuovo capitolo nella lunga vicenda artistica di un’opera narrativa capace di attraversare linguaggi diversi, conquistando pubblici differenti.
Dopo la prima, sono previste altre tre recite fiorentine: domenica 25 ottobre alle ore 15.30, mercoledì 28 ottobre alle 20 e sabato 31 ottobre alle 17. Nel 2027 lo spettacolo approderà all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. La prima assoluta sarà inoltre trasmessa da Rai Cultura su Rai 3, in prima serata alle 21.20, nella stessa serata del debutto, con la regia televisiva di Claudia De Toma. Un’occasione per portare l’opera lirica nelle case di un pubblico più ampio, anche al di fuori della platea teatrale.
Per Giancarlo De Cataldo, tornare sul proprio romanzo attraverso il linguaggio dell’opera significa intraprendere un percorso inatteso. «Un’opera lirica tratta da Romanzo criminale è un sogno che si avvera», racconta l’autore, che grazie al sovrintendente Carlo Fuortes si è avvicinato progressivamente al mondo del melodramma, definendosi con ironia un «neo-melomane». L’idea di aprire una nuova strada per la storia della Banda della Magliana lo entusiasma, soprattutto perché il progetto prende forma al Maggio Fiorentino, teatro che individua nella sperimentazione e nell’incontro tra le arti una parte essenziale della propria identità.
La trasposizione, tuttavia, non è una semplice riduzione del romanzo. Il libretto conserva il nucleo drammatico della vicenda, ma opera una scelta narrativa precisa: non ricostruire in primo piano i grandi avvenimenti politici e storici che accompagnarono l’ascesa della Banda, bensì concentrarsi sui personaggi, sui loro rapporti e sui destini individuali.
A raccontare la storia sarà Patrizia, interpretata da Vanessa Goikoetxea, figura femminile che assume una funzione centrale nell’impianto dell’opera. Prostituta bellissima e osservatrice privilegiata del mondo criminale, Patrizia diventa, nelle intenzioni di De Cataldo, una sorta di incarnazione dello spirito eterno di Roma, l’unica vera regina in un universo di strada nel quale i re si avvicendano e finiscono per consumarsi. Anche la lingua risponde a una precisa scelta stilistica. L’opera è cantata in italiano, con poche eccezioni legate al linguaggio della Banda, come lo slogan «Stecca para pe’ tutti», che richiama l’atto fondativo dell’organizzazione, e il termine «fero», usato per indicare la pistola. La parola conserva così il suo peso nella costruzione del racconto: non soltanto strumento di comunicazione, ma espressione di un ambiente, di un codice e di una gerarchia criminale.
La composizione musicale è il cuore di questa nuova avventura artistica. Nicola Piovani, autore di musiche per il cinema, il teatro e la sala da concerto, affronta con Romanzo criminale la sua terza opera lirica, dopo Amorosa presenza e Il labirinto di Creta. Un percorso che lo porta nuovamente a misurarsi con la relazione tra parola, voce, azione scenica e orchestra. «Progettare una nuova opera musicale è un’idea appassionante e gioiosa, ma piena di molti interrogativi e di un po’ di paura», ha spiegato il compositore. Per Piovani, il teatro musicale rappresenta una delle forme artistiche più alte elaborate nel corso dei secoli: un incontro tra poesia, canto, movimento e colori orchestrali che produce, nelle sue parole, un fascino insieme «celestiale e febbrile».
L’invito del sovrintendente Carlo Fuortes a lavorare al Maggio è stato accolto con entusiasmo, anche nella prospettiva di portare successivamente lo spettacolo a Roma. Determinanti, nella costruzione dell’opera, sono stati il confronto con De Cataldo e il lavoro condiviso con Popolizio. Il compositore riconosce nel romanziere non soltanto un grande narratore, ma anche un appassionato conoscitore dell’opera, con il quale l’intesa è stata immediata.
La sfida resta impegnativa. "Romanzo criminale" è già il titolo di un libro di successo e di un film entrato nell’immaginario collettivo: trasformarlo in un’opera all’altezza di questa eredità richiede di trovare una voce musicale autonoma, capace di non limitarsi a illustrare le vicende, ma di restituirne la complessità emotiva. È proprio la difficoltà dell’impresa, ammette Piovani, a renderla particolarmente stimolante. La regia di Massimo Popolizio si confronta con una materia narrativa nella quale la violenza è costantemente presente, ma non può diventare un elemento puramente esibito. Il regista ricorda il percorso singolare che lo ha condotto dal romanzo letto anni fa al film, nel quale interpretò il Terribile, fino a questa nuova produzione lirica. Un ritorno alla stessa storia, questa volta da una prospettiva diversa, che gli impone di individuare una necessità teatrale specifica. «Ogni volta che un’opera letteraria passa da un linguaggio a un altro inevitabilmente si trasforma», osserva Popolizio. Nel caso di Romanzo criminale, la contemporaneità rende il lavoro particolarmente delicato: una pistola è una pistola, un coltello è un coltello. Non esiste la distanza di un’ambientazione storica che possa attenuare o trasfigurare immediatamente la crudezza delle azioni. Il rischio, secondo il regista, è rappresentare semplicemente «dei cattivi che fanno i cattivi», trasformando la violenza in una dimostrazione fine a sé stessa. Per evitarlo, la scena dovrà restituire la serietà della vicenda senza retorica, accompagnando i personaggi verso una dimensione epica, ma senza renderli caricature.
Roma rimarrà sullo sfondo come una presenza che osserva, mentre la cronaca di quegli anni attraverserà le vicende senza diventarne il centro. Una scelta già inscritta nel libretto e nella musica, che privilegiano il punto di vista dei protagonisti. Anche i costumi di Silvia Aymonino contribuiranno a definire il mondo narrativo senza fissarlo in una ricostruzione troppo rigida: giacche di pelle, jeans e silhouette riconoscibili richiameranno l’epoca, senza trasformare l’abbigliamento in un protagonista autonomo.
A dare voce ai personaggi è un cast di interpreti lirici chiamati a confrontarsi con figure già fortemente radicate nell’immaginario del pubblico. Vanessa Goikoetxea interpreta Patrizia, la narratrice della vicenda, e torna al Maggio a un anno di distanza dal successo del Macbeth dello scorso ottobre. Anthony Ciaramitaro veste i panni del Dandi, mentre Matteo Desole interpreta il commissario Scialoja. Toni Nežić è il Terribile, Carlo Raffaelli il Libanese, William Hernández il Bufalo e Alberto Petricca il Freddo. Valentina Pernozzoli interpreta la Madre del Libanese. Completano il cast Davide Zaccherini nel ruolo di Gemito e Ilaria Monteverdi in quello di una giovane prostituta. Accanto alla componente vocale e musicale, la costruzione dello spettacolo coinvolge un gruppo di professionisti di primo piano: le scene sono firmate da Margherita Palli, i costumi da Silvia Aymonino, le luci da Pasquale Mari, la coreografia da Michele Abbondanza e le immagini da Jacopo Stoppa. Lorenzo Fratini è il maestro del Coro del Maggio. Il risultato atteso è un intreccio di voci, corpi, immagini e suoni nel quale la dimensione criminale non si esaurisce nella rappresentazione dell’azione, ma si trasforma in materia drammatica e musicale.
Il sovrintendente Carlo Fuortes ha sostenuto il progetto fin dalle sue origini, convinto che la storia di De Cataldo potesse raggiungere il palcoscenico lirico e parlare agli spettatori contemporanei. «La mia convinzione è che un’opera deve saper comunicare, coinvolgere ed emozionare», afferma, individuando in "Romanzo criminale" una vicenda profondamente romana, ma al tempo stesso universale. Ambizioni, passioni, tradimenti e destini individuali si intrecciano con la storia e la memoria collettiva. Portare un racconto contemporaneo nel teatro musicale, sottolinea Fuortes, non significa tradire la tradizione del melodramma: significa, al contrario, proseguire una storia nella quale il rapporto con il proprio tempo ha sempre trovato spazio. Per questo la scelta degli autori è ricaduta su una squadra che potesse coniugare conoscenza della materia narrativa, sensibilità musicale ed esperienza teatrale. De Cataldo porta sul palco la forza dei propri personaggi; Piovani dà loro una dimensione sonora; Popolizio traduce il racconto in azione scenica, con una conoscenza di Roma e della storia maturata anche attraverso il cinema. Il debutto al Maggio si inserisce così in una linea di ricerca che mette in relazione tradizione e contemporaneità, senza considerare il repertorio lirico come un patrimonio immobile, ma come un linguaggio capace di confrontarsi con nuove storie e nuovi pubblici.
La prima assoluta avrà anche una significativa dimensione televisiva. Rai Cultura trasmetterà lo spettacolo su Rai 3 venerdì 23 ottobre alle 21.20, nella stessa serata del debutto teatrale, con la regia televisiva di Claudia De Toma. Per Fabrizio Zappi, direttore di Rai Cultura, la presenza congiunta di De Cataldo, Piovani e Popolizio conferisce all’appuntamento una particolare rilevanza nel panorama culturale italiano. La trasmissione in prima serata risponde all’obiettivo di dare visibilità ai grandi spettacoli di prosa, opera e musica sinfonica, raggiungendo un pubblico che non sempre ha l’abitudine o la possibilità di frequentare i teatri.
Anche Fuortes considera la diffusione televisiva un passaggio importante: portare una nuova opera nelle case degli italiani attraverso il servizio pubblico significa offrire alla musica contemporanea e alla creatività degli artisti un’occasione di incontro con spettatori diversi da quelli abituali delle sale liriche. La scelta di Rai 3, nella fascia di maggiore ascolto, riconosce all’opera la possibilità di essere un linguaggio vivo, capace di rinnovarsi e di trovare nuove forme di partecipazione.
Per comprendere la forza narrativa di "Romanzo criminale" occorre tornare all’Italia degli anni Settanta, un decennio segnato da profondi cambiamenti politici e sociali, da conflitti e tensioni che attraversavano le istituzioni e la vita quotidiana. In questo scenario, nelle strade e nei quartieri di Roma si moltiplicavano piccoli gruppi criminali, le cosiddette batterie, impegnate nello spaccio, nel contrabbando e in altre attività illegali. Nella seconda metà del decennio, dalla convergenza di gruppi e capi di quartiere prese forma la Banda della Magliana, destinata a diventare una delle organizzazioni criminali più note della storia italiana contemporanea. Il nome deriva dal quartiere romano nel quale risiedevano molti dei suoi componenti. Il progetto dei suoi fondatori era superare le rivalità territoriali che dividevano le batterie, unire le forze e assumere il controllo di una parte sempre più ampia degli affari criminali della capitale. Quella che inizialmente appariva come un'aggregazione di gruppi locali si trasformò progressivamente in un'organizzazione strutturata, capace di estendere la propria influenza su diversi settori della criminalità romana. Le vicende della Banda si intrecciarono inoltre con gli ambienti della politica e con le zone d'ombra della storia nazionale, contribuendo a rendere difficile una lettura della sua ascesa limitata alla sola cronaca nera. È questo intreccio tra vicende individuali, potere e storia collettiva a costituire il nucleo del romanzo di De Cataldo, che prende le mosse dalla realtà per costruire una narrazione nella quale personaggi e avvenimenti vengono rielaborati in forma letteraria. Pubblicato da Einaudi nell'autunno del 2002, "Romanzo criminale" ripercorre oltre un decennio di storia italiana, dal sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse nel 1978 fino ai primi anni Novanta, quando il sistema politico della Prima Repubblica entrò in una fase di profonda crisi. La vicenda romanzesca segue la nascita e l'espansione della Banda attraverso figure come il Libanese e il Freddo, i cui gruppi finiscono per unirsi in un progetto comune di conquista criminale della città. Il successo del libro ha aperto la strada a una lunga storia di adattamenti. Nel 2005 Michele Placido ha diretto il film prodotto da Cattleya, uscito nelle sale italiane nel settembre dello stesso anno. La pellicola ha ottenuto un ampio riscontro di pubblico e critica, conquistando otto David di Donatello e cinque Nastri d'argento, oltre alla candidatura all'Orso d'oro del Festival di Berlino. La storia è approdata poi sul piccolo schermo con la serie prodotta da Cattleya in collaborazione con Sky Cinema, articolata in due stagioni per un totale di 22 episodi. La maggiore durata ha consentito di approfondire le vicende dei protagonisti e le conseguenze delle loro scelte, ampliando la prospettiva rispetto al film. La prima stagione si concentra sulle imprese criminali della Banda, mentre la seconda esplora con maggiore ampiezza i retroscena personali e le dinamiche che accompagnano il progressivo disgregarsi del gruppo. Libro, film e serie hanno contribuito a consolidare la presenza di "Romanzo criminale" nell'immaginario collettivo, rendendo familiari personaggi, ambienti e linguaggi. L'approdo all'opera lirica rappresenta ora un passaggio ulteriore: non la ripetizione di una formula già sperimentata, ma il tentativo di individuare nella musica e nel canto una nuova chiave per raccontare una storia che continua a interrogare il rapporto tra criminalità, potere e società. (di Paolo Martini)


