La Terra chiamò, in piazza per il clima il 5 dicembre a Roma
Una piazza aperta a tutte e tutti, per parlare di clima a partire dalla sicurezza delle persone, dalle esperienze dei territori e dalle soluzioni già disponibili. Sabato 5 dicembre, dalle 12.30 al tramonto, Piazza del Popolo a Roma ospiterà La Terra chiamò, la manifestazione nazionale nata per riportare la crisi climatica al centro del dibattito pubblico. 'La Terra chiamò' è promossa da ASviS, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week e Wwf Italia, con il sostegno di Green Heroes.
Da Piazza del Popolo partiranno quattro richieste: riportare il clima in cima all’agenda politica, riconoscendo la crisi climatica come una questione che riguarda la sicurezza del Paese; accelerare la mitigazione, abbandonando i combustibili fossili, aumentando la produzione da fonti rinnovabili e riducendo le emissioni; accelerare l’adattamento, proteggendo territori, mare e persone maggiormente esposte agli impatti di un clima che cambia; applicare il principio 'chi inquina paga', chiedendo alle aziende fossili di contribuire al finanziamento della transizione e delle politiche di adattamento. Nelle prossime settimane, le associazioni coinvolte lavoreranno per far confluire le richieste in un manifesto condiviso da presentare al governo e alle forze politiche italiane.
La piazza aprirà alle 12.30, con accoglienza, area famiglie e attività. Dalle 14.30 inizieranno gli interventi dal palco, a partire dalle testimonianze di chi ha vissuto gli effetti dell’estate 2026: chi coltiva la terra, chi lavora all’aperto, chi cura, chi amministra i territori e chi interviene nelle emergenze. Seguiranno gli interventi scientifici, le esperienze delle nuove generazioni e dei territori, fino al momento collettivo previsto al tramonto. Musica, arte e cultura accompagneranno l’intera giornata, che si concluderà con la lettura delle richieste della manifestazione. La scelta del 5 dicembre lega la manifestazione a due ricorrenze internazionali: la Giornata mondiale del suolo, promossa dalla Fao, e la Giornata internazionale del volontariato delle Nazioni Unite.
“Quando parliamo di cambiamento climatico parliamo della vita delle persone. L’estate appena trascorsa ci ha detto che non possiamo più aspettare, che l’adattamento ad un clima che è già cambiato va fatto subito”, dichiara Riccardo Luna, giornalista e curatore della Venice Climate Week. Per Giulio Lo Iacono, segretario generale dell’ASviS, “il valore di questa manifestazione è riunire in una stessa piazza realtà diverse, accomunate dalla volontà di affrontare una delle sfide più urgenti del nostro tempo”. “L’estate appena trascorsa ha reso evidente la crisi climatica. È urgente riportarla in cima all’agenda politica e accelerare la transizione verde - sottolinea Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola - La green economy è la migliore risposta alle crisi che stiamo attraversando”.
Per Sara Roversi, presidente di Future Food Institute e Ambasciatrice del Patto Europeo per il Clima; "il cibo è il nostro bisogno più essenziale: difenderlo deve essere una priorità politica. Non possiamo parlare di futuro del pianeta senza parlare di chi produce il nostro cibo, di chi custodisce la biodiversità e di chi non riesce più a permettersi un’alimentazione sana. La crisi climatica è anche una crisi di giustizia sociale e dei nostri sistemi alimentari".
“I giovani scendono in piazza in tutto il mondo per chiedere giustizia climatica, per questo abbiamo la responsabilità di non volgere lo sguardo altrove, evitando di liquidare le loro istanze come semplici utopie giovanili - spiega Letizia Magaldi, presidente di Kyoto Club - La nostra specificità, come mondo imprenditoriale proiettato al futuro, sta nel ruolo decisivo che le imprese più innovative possono e devono svolgere in questo processo”. “Ai governi chiediamo di smettere di proteggere gli interessi dei petrolieri e accelerare l’uscita dai fossili: energia pulita accessibile, città più vivibili, territori protetti”, dichiara Alessandro Giannì, responsabile delle Relazioni Istituzionali e Scientifiche di Greenpeace Italia.
“La lotta alla crisi climatica non è purtroppo al centro dell’agenda politica, nazionale e regionale - afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - Occorre accelerare la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili, accumuli e reti, l’elettrificazione dei trasporti e in edilizia, la diffusione dell'innovazione a emissioni zero in agricoltura e nell'industria, l'aumento dell'efficienza. Sono fondamentali anche le risorse economiche per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”.
“Vediamo bruciare i boschi, ma non vediamo bruciare il mare. Eppure sta succedendo - dichiara Raffaella Giugni, segretario generale Marevivo - Infatti assorbe oltre il 90% del calore in eccesso provocato dal riscaldamento globale. Il Mediterraneo questa estate ha raggiunto picchi di oltre 28°C, è un segnale vicino a noi di un cambiamento globale”.
Per Gaetano Benedetto, vicepresidente del Wwf Italia, "senza interventi per affrontare le cause e mitigare gli effetti del cambiamento climatico crescono i rischi economici, sanitari e sociali e ben presto dovremo affrontare il tema dei rifugiati climatici”. “Il cambiamento climatico si affronta nei territori, dove i sindaci e le comunità ne vivono ogni giorno le conseguenze. Ma nessun sindaco, comunità o cittadino può farcela da solo”, aggiunge Stefano Pisani, sindaco di Pollica e Ambasciatore del Patto Europeo per il Clima.



