La decisione di Novak Djokovic di allontanarsi dalla Professional Tennis Players Association (PTPA), l’organizzazione da lui co-fondata nel 2020 insieme al canadese Vasek Pospisil, segna una svolta significativa nel panorama del tennis professionistico, sollevando interrogativi cruciali sulla governance, la rappresentanza dei giocatori e la sostenibilità del sistema attuale.
La motivazione di Djokovic, comunicata attraverso il suo account X, non è semplicemente una questione di divergenze tattiche, ma riflette una profonda disillusione nei confronti del modo in cui l’associazione si è evoluta, e in particolare, come i principi fondanti di trasparenza e indipendenza siano stati preservati.
La PTPA era nata da un senso di frustrazione palpabile all’interno del circuito, alimentato dalla percezione di una governance centralizzata e opaca da parte delle istituzioni tradizionali: l’ATP, la WTA, la Federazione Internazionale di Tennis (ITF) e l’Agenzia Internazionale per l’Integrità del Tennis (ITIA).
L’atto di sfida legale lanciato nel marzo 2025, che coinvolse oltre venti giocatori e si estese a territori giuridici diversi (Stati Uniti, Regno Unito, Unione Europea), rappresentò un’accelerazione di questa insoddisfazione.
Le accuse, di corruzione, pratiche abusive e sfruttamento del sistema delle scommesse, miravano a smascherare, secondo i giocatori, un modello economico basato su un controllo monopolistico che danneggiava gli atleti.
Tuttavia, l’abbandono di Djokovic suggerisce che anche all’interno della PTPA, le dinamiche di potere e le visioni sul futuro del tennis professionale sono entrate in conflitto.
La preoccupazione di Djokovic non si limita alla governance, ma si estende al modo in cui la sua figura e le sue opinioni sono state rappresentate, evidenziando una potenziale divergenza tra l’immagine che l’organizzazione voleva proiettare e i valori che il campione serbo desiderava incarnare.
Questa scelta, pur dolorosa per chi sperava in un’associazione forte e indipendente, non esclude un futuro contributo di Djokovic al miglioramento del tennis.
La sua dichiarazione lascia intendere che continuerà a operare per il bene dello sport, ma in un modo che sia coerente con i suoi principi di integrità e autonomia.
Il torneo ATP 250 di Adelaide, tappa di preparazione all’Australian Open, ripropone ora la platea di un dibattito aperto, in cui le istituzioni, i giocatori e i tifosi dovranno confrontarsi con le complesse sfide che affliggono il circuito mondiale, alla ricerca di un equilibrio più equo e sostenibile per tutti.
La vicenda solleva interrogativi cruciali sul ruolo dei sindacati nello sport, sulla necessità di una maggiore trasparenza e responsabilità, e sulla capacità dei giocatori di far sentire la propria voce in un sistema spesso percepito come inaccessibile.






