La recente missiva proveniente dalla S.
S.
Lazio, recapitata tramite i canali istituzionali, ha innescato un dibattito cruciale che investe l’integrità e la percezione stessa del calcio professionistico italiano.
La lettera, focalizzata su specifiche decisioni arbitrali emerse durante la partita contro l’Udinese, solleva interrogativi legittimi sulla regolarità del campionato e richiede un intervento della Lega di Serie A.
Tuttavia, la risposta del Presidente della Lega, Ezio Maria Simonelli, traccia un percorso di riflessione diverso.
Non si nega l’importanza di ascoltare e valutare attentamente le preoccupazioni espresse dai club, indipendentemente dalla forma comunicativa (PEC o altro), ma si respinge con fermezza l’affermazione di una presunta erosione della credibilità del campionato.
Questo rifiuto non è un atto di sconsideratezza o di mancata considerazione delle istanze sollevate.
Piuttosto, si fonda su una profonda convinzione: l’arbitraggio, nel suo ruolo di garante dell’equità sportiva, è un pilastro fondamentale del calcio e merita rispetto.
Le decisioni arbitrali, per loro natura, sono intrinsecamente soggette a interpretazione e, talvolta, oggetto di dissenso.
Criticare con veemenza e insinuare una manipolazione del sistema, come implicito nella lettera della Lazio, danneggia non solo la classe arbitrale, ma l’intero ecosistema calcistico.
Il ruolo della Lega non è quello di fungere da arbitro di secondo grado o di sostituirsi alle decisioni dei direttori di gara.
Il suo compito è garantire il rispetto del regolamento, promuovere la formazione degli arbitri e favorire un clima di dialogo costruttivo tra le parti.
La pressione mediatica e le contestazioni pubbliche, sebbene comprensibili, rischiano di compromettere la serenità e l’obiettività necessarie per svolgere un lavoro così delicato.
La vicenda sottolinea un problema più ampio: la crescente fragilità della fiducia nel sistema sportivo.
La percezione di ingiustizia, alimentata da episodi controversi e amplificata dai social media, erode la credibilità del calcio e allontana i tifosi.
È imperativo che le istituzioni calcistiche, i club e gli arbitri collaborino per ripristinare questo rapporto di fiducia, promuovendo la trasparenza, l’imparzialità e il rispetto reciproco.
La discussione deve evolvere verso la ricerca di soluzioni concrete, come l’introduzione di tecnologie di assistenza arbitrale avanzate e un processo di revisione delle decisioni più significative, senza però intaccare l’autorità della classe arbitrale e l’integrità della competizione.
Un campionato sano è un campionato in cui le decisioni, pur discutibili, sono prese con equità e professionalità, e in cui il rispetto per il ruolo dell’arbitro è una priorità condivisa.






