Il dibattito calcistico portoghese si accende con la guerra in Ucraina al centro dell’attenzione, un evento che trascende i confini del campo da gioco e si riversa sull’analisi delle prestazioni atletiche.
Al preludio di Porto-Benfica, un incontro cruciale per i quarti di finale della Coppa del Portogallo, l’iconico allenatore José Mourinho si è sollevato a voce per difendere l’attaccante ucraino Heorhiy Sudakov, altrimenti bersagliato da critiche a seguito della cocente sconfitta subita dal Benfica contro il Braga (3-1) in semifinale di Coppa della Lega.
Mourinho, con la sua consueta eloquenza, ha voluto contestualizzare la performance di Sudakov, richiamando l’attenzione sulla realtà complessa e drammatica che il giocatore sta vivendo.
“Proviene da un campionato che sta attraversando una fase di profonda crisi, una situazione che voi, osservatori attenti, comprendete appieno”, ha dichiarato ai microfoni dei giornalisti.
La sua argomentazione non si è limitata a una generica comprensione, ma ha sondato le profondità dell’empatia.
“Posso solo congetturare le immense difficoltà che gli allenamenti comportano, la pressione costante, l’incertezza dilaniante”, ha proseguito, aggiungendo un elemento di profonda riflessione: “Non oso neanche immaginare il tormento di avere persone care, come nel caso di Sudakov, coinvolte in un conflitto armato, con l’angoscia di non sapere se si tratti dell’ultima volta che le si sente.
“La difesa di Mourinho non è stata una semplice reazione alle critiche, ma un atto di solidarietà umana, un invito a guardare al di là della performance atletica e a considerare il contesto personale e sociale dell’atleta.
“Sudakov è oggetto di critiche, eppure, io gli offro il mio pieno appoggio.
Non lo condannerò per circostanze che presentano attenuanti significative.
“Questa presa di posizione rivela la sensibilità di Mourinho e la sua capacità di elevare il dibattito sportivo, trasformandolo in un momento di riflessione sulla condizione umana e sulla responsabilità collettiva di fronte alla sofferenza altrui.
La sua difesa di Sudakov non è solo un gesto di supporto al giocatore, ma un monito a non giudicare le prestazioni sportive senza tenere conto delle enormi pressioni e delle difficoltà che gli atleti possono affrontare, specialmente in tempi di guerra e incertezza.
Si tratta di un promemoria che il calcio, come ogni altro aspetto della vita, non può essere isolato dalle complessità del mondo che lo circonda.







