lunedì 1 Settembre 2025
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Napoli, vittoria sofferta: fragilità e l’ombra di Lukaku

Il trionfo sudato di Napoli a Cagliari, concluso con il lampo di Anguissa al novantacinquesimo minuto, incarna una verità scomoda: la fragilità, latente sotto la patina di una gestione tattica apparentemente solida.
La vittoria, strappata alle fauci del pareggio, non cancella la sensazione di una squadra che fatica a trovare un’identità offensiva, un’immagine amplificata dall’impatto assenza di Lukaku.

L’assenza del belga non si traduce semplicemente in una mancanza fisica; rappresenta la perdita di un punto di riferimento, un’ancora di speranza per un reparto avanzato che, privato di una figura capace di creare spazi e tenere alta la linea difensiva avversaria, mostra una notevole carenza di soluzioni.
L’impatto di Conte, pur indubbio nella costruzione di un sistema difensivo efficace, sembra oggi meno determinante nel risollevare le sorti di un attacco che soffre di una cronica mancanza di mordente.
La scelta di Hojlund, giovane promessa danese, testimonia la consapevolezza di una necessità impellente: iniezione di dinamismo, velocità e, soprattutto, una capacità di finalizzazione più precisa.

Tuttavia, affidare a un esordiente la responsabilità di risollevare le sorti di un’intera squadra è un rischio calcolato, un’operazione che implica anche un periodo di transizione e adattamento, momenti in cui la fragilità del collettivo potrebbe emergere con maggiore evidenza.
La partita contro il Cagliari, al di là del risultato finale, ha offerto uno spaccato emblematico delle difficoltà attuali.
La costante pressione avversaria, la scarsa creatività nel trovare varchi nella difesa sarda, l’incapacità di sfruttare al meglio le ripartenze, tutto concorre a delineare un quadro preoccupante.
Non si tratta solo di una questione di singoli giocatori, ma di un problema più profondo legato alla costruzione di un gioco offensivo coeso e imprevedibile.

L’arrivo di Hojlund, lungi dall’essere una panacea, rappresenta un’opportunità per ripartire, per sperimentare nuove soluzioni, per tentare di plasmare un’identità offensiva più autonoma e meno dipendente da un singolo interprete.

La sfida, per Conte e per l’intera squadra, sarà quella di trasformare l’attesa in azione, di trasformare un talento emergente in un elemento cardine di un progetto ambizioso.
Il futuro del Napoli, al momento, resta un percorso irto di incognite, un viaggio alla ricerca di un equilibrio offensivo perduto.

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