I dati dell'HP Work Relationship Index 2026 sulla relazione tra lavoro e IA
I risultati della quarta edizione dell'HP Work Relationship Index, studio globale condotto dal 15 aprile al 20 maggio 2026 su un campione di 19.506 lavoratori desk-based in 15 Paesi e che per la prima volta include anch…
I risultati della quarta edizione dell'HP Work Relationship Index, studio globale condotto dal 15 aprile al 20 maggio 2026 su un campione di 19.506 lavoratori desk-based in 15 Paesi e che per la prima volta include anche l'Italia, indicano che il 29% dei knowledge worker a livello globale dichiara di avere un rapporto sano con il proprio lavoro, segnando un incremento di 8 punti percentuali rispetto al 2025, mentre nel contesto italiano la medesima percentuale si attesta al 22%.
L'indagine evidenzia tuttavia un quadro organizzativo ancora segnato da elevata incertezza: l'86% degli intervistati globali ha vissuto riorganizzazioni aziendali nell'ultimo anno e il 67% considera rischioso cambiare impiego nella congiuntura attuale, quota che si attesta al 60% sul territorio nazionale. Per rispondere a tali dinamiche, la forza lavoro sta indirizzando le proprie strategie di tutela verso l'acquisizione di competenze trasversali, prioritizzata dal 59% dei lavoratori nel mondo e dal 47% in Italia, e verso attività professionali parallele, praticate dal 36% dei rispondenti globali e dal 19% di quelli italiani, con un'incidenza che sale rispettivamente al 48% e al 31% tra la Generazione Z.
Sul fronte dell'innovazione tecnologica, il 59% dei knowledge worker nel mondo e il 49% in Italia impiega strumenti di intelligenza artificiale aziendali con cadenza almeno settimanale, con un'adozione specifica di agenti AI che raggiunge il 47% a livello globale e il 32% in Italia; nell'ambito degli utilizzatori di agenti AI, il 48% degli intervistati italiani ritiene che la propria mansione diventerà più complessa da definire e il 44% teme la sovrapposizione con i sistemi automatizzati o con profili maggiormente specializzati.
In merito ai fattori abilitanti, il 70% dei dirigenti d'azienda attribuisce un valore strategico all'esperienza tecnologica fornita ai dipendenti e il 73% dei lavoratori globali si dichiara propenso a rimanere in organizzazioni che investono nello sviluppo professionale, dato che in Italia si traduce nel 64% dei rispondenti che associa gli investimenti formativi a una maggiore stabilità futura.
Giampiero Savorelli, VP e AD di HP Italy
Commentando le evidenze emerse, Giampiero Savorelli, VP e AD di HP Italy, ha dichiarato: "I dati mostrano una workforce che si trova ad affrontare una fase di profonda trasformazione, in uno scenario in cui l’incertezza rimane una costante. In questo contesto, la capacità di adattarsi diventa fondamentale: per il 54% dei knowledge worker italiani, l’accesso a opportunità di formazione e upskilling contribuisce ad affrontare questa fase di cambiamento. Per le organizzazioni, la sfida è tradurre l’innovazione in esperienze tecnologiche positive e fluide, strumenti avanzati, competenze e opportunità concrete di sviluppo. L’AI sta entrando sempre più nei processi di lavoro quotidiani e la sua adozione contribuirà a rendere la tecnologia più efficace migliorando concretamente l’esperienza tecnologica e rendendola più fluida, oltre ad aumentare la produttività. In Italia, il 76% dei knowledge worker che appartengono alla Healthy WRI Zone afferma che la propria azienda mette a disposizione gli strumenti necessari per avere successo. Il CIO e i team IT assumono un ruolo sempre più strategico, creando ambienti di lavoro in cui AI, dispositivi affidabili e strumenti integrati possano ridurre le frizioni e aiutare le persone a lavorare al meglio. La vera opportunità è fare in modo che l’innovazione tecnologica si traduca per tutti in un’esperienza di lavoro migliore".





