Morbillo, neonato muore in Wisconsin: non accadeva dal 1990
Un neonato è morto per l'epidemia di morbillo in corso nel Wisconsin sud-occidentale, negli Usa. Si tratta del primo caso di morte di questo tipo registrato in Wisconsin dal 1990. Lo rende noto il Wisconsin Department of Health Services (Dhs). Al 3 novembre, il Dhs ha registrato 431 casi di morbillo in 13 contee nel corso del 2026.
"Si tratta del numero più elevato di casi riscontrato nello Stato negli ultimi 35 anni - sottolinea il dipartimento in una nota - Tra questi, nove persone hanno richiesto il ricovero ospedaliero a causa della gravità dei sintomi. Il numero dei casi segnalati potrebbe non riflettere l'effettiva portata della diffusione del morbillo: non tutti coloro che contraggono la malattia si rivolgono a un medico o si sottopongono a un test, il che significa che alcuni casi potrebbero non essere stati rilevati".
Di pochi giorni fa la notizia della morte di un bambino a causa del morbillo nello stato di New York, il primo decesso per questa malattia in 30 anni. Il piccolo risiedeva nella contea di Lewis, nella parte settentrionale dello Stato, dove la malattia si è diffusa nell'ultimo mese.
"La notizia drammatica della morte in Wisconsin di un neonato per complicanze legate al morbillo - il secondo bambino a perdere la vita negli Stati Uniti in pochi giorni, dopo un caso registrato nello Stato di New York - non può lasciarci indifferenti e deve farci riflettere, ma soprattutto indignare. Siamo di fronte alle conseguenze di un clima di crescente avversione nei confronti della scienza, della medicina e delle vaccinazioni che negli ultimi anni ha trovato spazio negli Stati Uniti. Un clima alimentato da disinformazione, pregiudizi e sfiducia nella comunità scientifica, che rischia di compromettere anni di progressi nella tutela della salute pubblica. La scienza non è un'opinione. I vaccini non sono un nemico. La medicina non è qualcosa contro cui combattere". Così su X l'infettivologo Matteo Bassetti.
"Il morbillo è una malattia altamente contagiosa, ma prevenibile attraverso la vaccinazione. E quando la mancata protezione vaccinale contribuisce a esporre al rischio i soggetti più vulnerabili, le conseguenze possono essere devastanti. È inaccettabile - prosegue Bassetti - che a pagare il prezzo di battaglie ideologiche e della diffusione di messaggi antiscientifici siano neonati, bambini e persone fragili. Persone che hanno bisogno della responsabilità degli adulti e della protezione della collettività. È arrivato il momento di una decisa inversione di tendenza. Bisogna smetterla di alimentare sospetti infondati, di screditare la medicina e di mettere in discussione le evidenze scientifiche per inseguire convinzioni prive di fondamento".
"La libertà di opinione non può trasformarsi in indifferenza verso la salute degli altri. E soprattutto non può venire prima del diritto dei bambini a essere protetti. La vita dei più piccoli, dei più deboli e degli indifesi viene prima di qualsiasi ideologia. Difendere la scienza, sostenere la vaccinazione e proteggere i bambini non è una battaglia ideologica. È una responsabilità civile e umana", conclude l'infettivologo.
