Un atto di solidarietà che trascende la mera politica, un segnale di dissenso contro una sentenza percepita come eccessiva e ingiusta: otto consiglieri comunali di Alba (Cuneo) si sono uniti per sostenere Mario Roggero, gioielliere condannato in appello a quattordici anni e nove mesi di reclusione per l’omicidio di due rapinatori e il tentato omicidio del loro autista.
Un gesto che, al di là della sua apparente semplicità, apre un dibattito complesso sulla legittima difesa, la percezione della giustizia e il ruolo del consiglio comunale di fronte a una vicenda che ha profondamente scosso la comunità albese.
L’iniziativa, promossa dal consigliere leghista Lorenzo Barbero, si concretizza nella devoluzione del gettone di presenza dell’ultima seduta consiliare a Roggero, un contributo simbolico ma tangibile di vicinanza.
A Barbero si sono uniti sette esponenti del centrodestra albese, tra cui l’ex sindaco Carlo Bo, figura di spicco della politica locale, e Carlotta Boffa, già vicesindaco e aspirante sindaco, dimostrando come la questione abbia superato le divisioni partitiche.
Questa convergenza testimonia la forza emotiva dell’evento e la sensibilità che ha generato nella popolazione.
La solidarietà non si è limitata a un gesto formale.
I consiglieri hanno voluto incontrare personalmente Roggero e la moglie presso la loro gioielleria a Grinzane Cavour, un atto di vicinato che sottolinea il legame con il commerciante e la sua famiglia.
La scelta di questo gesto, piuttosto che una semplice dichiarazione pubblica, suggerisce una volontà di comprendere a fondo la situazione e di offrire un sostegno concreto.
L’assenza di adesione da parte dei consiglieri della maggioranza di centrosinistra ha suscitato una critica esplicita da parte di Barbero, che ha sottolineato la mancanza di un approccio condiviso di fronte a una vicenda così delicata.
Questo aspetto solleva interrogativi sulla capacità del consiglio comunale di rappresentare adeguatamente le diverse sensibilità presenti nel territorio e di affrontare questioni controverse con spirito collaborativo.
La vicenda si complica ulteriormente con la recente raccolta fondi lanciata da Roggero per coprire le ingenti spese legali.
Un’iniziativa che, un anno prima, era stata bloccata dai giudici del tribunale del riesame di Torino, che avevano disposto il sequestro del conto corrente del gioielliere e il divieto di espatrio.
Queste misure restrittive avevano alimentato sospetti di una possibile fuga all’estero, in particolare in Tunisia, e di un tentativo di trasferire ingenti somme di denaro su un conto bancario all’estero.
L’intera vicenda solleva questioni di profonda rilevanza giuridica ed etica.
Il confine tra legittima difesa e eccesso colposo, la percezione della sicurezza e la fiducia nel sistema giudiziario sono temi che interrogano la collettività albese e che la solidarietà dei consiglieri comunali contribuisce a rendere più evidenti e dibattuti.
La vicenda Roggero, quindi, si configura come un caso emblematico, capace di innescare un ampio confronto sulla giustizia, la sicurezza e il ruolo della comunità di fronte a un evento traumatico.

