Il processo d’appello per Mario Roggero, l’anziano gioielliere di Grinzane Cavour, si avvia oggi a Torino, riaprendo una ferita nella coscienza collettiva e riproponendo interrogativi complessi sul confine tra legittima difesa, eccesso colposo e giustizia privata.
La vicenda, che ha infiammato il dibattito pubblico, vede Roggero, 71 anni, imputato di omicidio volontario plurimo e tentato omicidio, con una condanna di primo grado a 17 anni inflitta dalla Corte d’Assise di Asti, superiore alla richiesta del pubblico ministero Davide Greco.
I fatti risalgono al 28 aprile 2021.
Una rapina in gioielleria, a Gallo Grinzane, si è trasformata in una tragica spirale di violenza.
Giuseppe Mazzarino, 68 anni, e Andrea Spinelli, 44 anni, persero la vita a seguito dei colpi di pistola sparati da Roggero durante l’inseguimento dei rapinatori.
Alessandro Modica, il terzo complice, 34enne di Alba, rimase ferito e sopravvisse, fornendo elementi cruciali per la ricostruzione dell’accaduto.
L’inchiesta ha rivelato che i tre rapinatori, nonostante l’apparente preparazione, utilizzavano armi bianche e pistole giocattolo, un dettaglio che ha contribuito a generare ulteriori controversie sull’interpretazione delle azioni di Roggero.
La dinamica ricostruita dagli inquirenti evidenzia come, al culmine della rapina, dopo che la moglie e la figlia del gioielliere erano state prese in ostaggio, l’allarme scattato innescò una reazione impulsiva.
Roggero, estraendo una pistola calibro 38, inseguì i fuggitivi nel parcheggio, sparando.
Due dei rapinatori furono mortalmente feriti, mentre il terzo, alla guida del veicolo, riportò lesioni.
Il caso Roggero ha sollevato una complessa riflessione sulla legittima difesa, un diritto costituzionale che consente di reagire a un’aggressione per difendere sé stessi o altri.
Tuttavia, la questione centrale ruota attorno al concetto di “eccesso colposo”: la reazione difensiva è proporzionata all’offesa subita? L’utilizzo di un’arma da fuoco, in una situazione che non appariva imminente e potenzialmente gestibile attraverso altri mezzi, può essere giustificato?Il dibattito, amplificato dai media e dalla politica, ha diviso l’opinione pubblica, mettendo in luce le diverse sensibilità e le differenti interpretazioni del diritto-dovere di difendersi.
Alcuni hanno sostenuto la necessità di comprendere la paura e la rabbia di un uomo che si sentiva minacciato e impotente di fronte a un’aggressione, altri hanno sottolineato l’importanza del rispetto delle leggi e dell’istituzione giudiziaria come unico arbitro della giustizia.
Il processo d’appello di Torino si preannuncia quindi cruciale, non solo per determinare la responsabilità penale di Mario Roggero, ma anche per fornire risposte a interrogativi fondamentali riguardanti i limiti della legittima difesa e il ruolo della giustizia nella società.
La decisione che ne uscirà avrà implicazioni significative per l’interpretazione della normativa in materia e potrebbe influenzare la percezione del diritto di autodifesa da parte dei cittadini.







