Cannobio: Ricordo e Mistero Affondano la Locusta nel Lago Maggiore

Nel cuore del Verbano-Cusio-Ossola, a Cannobio, si è rinnovata la solenne commemorazione del tragico affondamento della torpediniera 19T “Locusta”, un evento che avvolge ancora oggi le acque del Lago Maggiore in un manto di mistero.
Centotré anni dopo la sua scomparsa, avvenuta nella notte fatidica tra l’8 e il 9 gennaio 1896, la comunità locale e le istituzioni militari ricordano i dodici uomini – quattro appartenenti alla Regia Guardia di Finanza e otto marinai della Marina Militare – che persero la vita in quelle gelide acque.

L’affondamento della “Locusta” rappresenta più di una semplice tragedia navale; è un nodo complesso nella storia del controllo delle frontiere e delle dinamiche di sicurezza al confine tra Italia e Svizzera.
La torpediniera, impegnata in un servizio di polizia lacuale volto a contrastare il contrabbando, era in rotta dalla sponda piemontese di Cannobio verso Brissago, in Canton Ticino, quando un’improvvisa e violenta tempesta la sorprese.
In cerca di un rifugio sicuro, la nave tentò di raggiungere la zona di Punta La Cavalla, sulla sponda lombarda, ma svanì nel buio, inghiottita dalle acque del lago.
La dinamica dell’incidente rimane oggetto di ipotesi e ricostruzioni, alimentando un fascino pervaso dalla malinconia e dall’incompiutezza.

La forza inaspettata del temporale, la conformazione intricata del fondale lacustre e le limitate tecnologie di ricerca dell’epoca contribuirono a rendere il recupero del relitto un’impresa ardua e, finora, inconcludente.

Le ricerche, condotte con tenacia negli anni successivi alla tragedia e riprese in epoche successive, hanno lasciato un vuoto di risposte.

Un’operazione particolarmente ambiziosa, condotta nel maggio del 1975, si concentrò sul fondale dell’insenatura di Poggio, tra Maccagno e Pino, un’area caratterizzata da una profondità di circa 200 metri, ritenuta il possibile luogo in cui la “Locusta” cercò riparo.
Anche l’intervento di Jacques Piccard, celebre esploratore subacqueo noto per le sue pionieristiche spedizioni oceaniche, inclusa la discesa nella Fossa delle Marianne, non riuscì a svelare il mistero.

L’assenza del relitto, a distanza di oltre un secolo, non solo alimenta la suggestione e il dolore per i familiari delle vittime, ma solleva interrogativi sulla tecnica di immersione utilizzata all’epoca, sulla potenziale dispersione dei resti a causa delle correnti lacustri, o addirittura sulla possibilità di un ricollocamento del relitto in una zona ancora inesplorata.

La “Locusta” rimane quindi un enigma immerso nelle profondità del Lago Maggiore, un simbolo tangibile di un passato segnato dalla tragedia e dall’impegno costante nel tentativo di restituire verità e memoria a coloro che persero la vita in quelle acque.
La sua ricerca continua, alimentata dalla speranza di onorare il sacrificio di quegli uomini e di restituire alla luce un capitolo ancora avvolto nell’ombra.

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