Collegno, omicidio Veronese: gelosia ossessiva e un piano di controllo

La tragica vicenda che ha scosso Collegno, nel Torinese, si dipana ora attraverso una complessa rete di relazioni, ossessioni e una presunta escalation di comportamenti ossessivi da parte di Michele Nicastri, l’uomo che ha confessato l’omicidio di Marco Veronese.
Al di là della confessione, che costituisce il fulcro dell’indagine, emergono dettagli inquietanti che delineano un quadro di controllo e invadenza, preannunciando, in retrospettiva, la violenza consumata nella notte tra il 22 e il 23 ottobre.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti sulla base delle dichiarazioni della compagna di Nicastri e documentato nell’ordinanza di convalida del fermo, la relazione tra l’uomo e la donna, iniziata pochi mesi prima del decesso, era stata caratterizzata da una precoce proposta di matrimonio, rifiutata dalla donna stessa, ancora profondamente coinvolta in una contenziosa battaglia legale per l’affidamento dei figli.

Questo rifiuto, apparentemente banale, sembra aver innescato una spirale di comportamenti anomali da parte di Nicastri, che si manifestarono in reiterate richieste alla donna di monitorare gli spostamenti di Veronese.
Queste richieste non erano occasionali, ma seguivano una logica precisa e ossessiva.

Nicastri chiedeva alla sua compagna di verificare se Veronese fosse in possesso dei seggiolini per i bambini, per controllare i suoi spostamenti verso la spiaggia e, successivamente, per accertarsi della sua presenza all’asilo e dei lavori di ristrutturazione in corso presso la sua abitazione.

Queste azioni, descritte come “verifiche” apparentemente innocue, rivelano un’invadenza e un desiderio di controllo sui movimenti di Veronese che trascendono i confini di un interesse personale.

L’elemento del coinvolgimento di un’investigatrice privata aggiunge ulteriore gravità alla vicenda.
La donna, inizialmente reticente nel rivelare la sua relazione con Nicastri, ha ammesso di aver incaricato un professionista per seguire Veronese fino a poche ore prima dell’omicidio.
Questa scelta, sebbene motivata dalla volontà di proteggere i figli e comprendere meglio le intenzioni dell’ex, contribuisce a creare un clima di sospetto e a rafforzare l’ipotesi di una pianificazione preordinata.

La scoperta di un’abitazione acquistata per la convivenza futura, insieme ad altri elementi emersi dalle indagini, suggerisce una visione distorta della relazione e un’incapacità di accettare un rifiuto.

La reticenza iniziale della donna a rivelare la relazione, giustificata con la mancanza di una richiesta specifica da parte degli inquirenti, solleva interrogativi sul suo grado di consapevolezza e sulla sua possibile implicazione nella vicenda.

Le prossime fasi dell’indagine si concentreranno sull’analisi forense di diversi elementi: il furgone utilizzato da Nicastri, i suoi indumenti e un coltello potenzialmente utilizzato per l’omicidio.
La consulenza dei Ris di Parma sarà cruciale per stabilire con certezza il legame tra questi elementi e il crimine, al fine di ricostruire la dinamica dei fatti e accertare eventuali responsabilità accessorie.

La vicenda, al di là della tragica perdita di una vita, pone interrogativi profondi sul tema del controllo, della gelosia ossessiva e della fragilità delle relazioni umane, richiedendo una riflessione ampia e complessa per comprendere le radici di una violenza tanto improvvisa quanto devastante.

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