L’inchiesta che scuote il tessuto assistenziale cuneese rivela un quadro inquietante di dinamiche devianti all’interno di un centro diurno dedicato a giovani con autismo e disabilità intellettiva.
L’arresto della direttrice, Emanuela Bernardis, e della coordinatrice, Marilena Cescon, figure apicali della cooperativa sociale “Per Mano”, apre un secondo, e forse più grave, capitolo di indagine che si aggiunge al primo rinvio a giudizio.
Questo secondo filone indaga su presunti abusi di potere e comportamenti lesivi nei confronti dei ragazzi accolti, sollevando interrogativi profondi sulle responsabilità istituzionali e sulla tutela dei soggetti vulnerabili.
Le accuse mosse agli indagati non si limitano a maltrattamenti in senso stretto, ma dipingono un ambiente lavorativo pervaso da un’atmosfera di sopraffazione sistemica e un profondo senso di degrado.
Un clima pesante, in cui i diritti fondamentali degli ospiti – dignità, rispetto, sicurezza emotiva – sarebbero stati regolarmente violati.
Si ipotizzano non solo episodi di violenza fisica, sebbene questi ultimi non siano ancora stati dettagliatamente accertati, ma soprattutto una reiterata esposizione a umiliazioni verbali e a punizioni arbitrarie, pratiche che, sommandosi, avrebbero eroso il benessere psicologico e la resilienza dei giovani.
La gravità delle accuse sottolinea una potenziale fragilità nel sistema di controllo e supervisione delle strutture dedicate all’assistenza di persone con disabilità.
L’inchiesta impone una riflessione critica sull’efficacia dei meccanismi di monitoraggio interno ed esterno, e sulla necessità di implementare protocolli più rigorosi per prevenire e sanzionare comportamenti inadeguati da parte del personale.
Oltre agli arresti di Bernardis e Cescon, la magistratura ha disposto una serie di misure cautelari, tra cui domiciliari e divieti di avvicinamento, alcuni dei quali implementati con braccialetti elettronici, a carico di altri individui coinvolti nella cooperativa.
Queste misure mirano a garantire la sicurezza degli ospiti e a preservare l’integrità delle indagini.
L’evento solleva interrogativi cruciali sulla responsabilità di tutti gli attori coinvolti: dalla cooperativa sociale, con la sua governance e la gestione delle risorse umane, alle istituzioni preposte alla verifica del rispetto degli standard qualitativi e alla tutela dei diritti degli utenti.
Il caso “Per Mano” si configura come un campanello d’allarme, che richiede un’azione tempestiva e incisiva per ripristinare la fiducia nel sistema assistenziale e garantire la protezione dei soggetti più deboli, affinché simili tragedie non si ripetano.
La tutela della dignità e del benessere di persone con autismo e disabilità intellettiva deve essere una priorità assoluta, e l’inchiesta in corso rappresenta un’opportunità per rafforzare i meccanismi di controllo e promuovere una cultura della responsabilità e del rispetto.







