Drone nel carcere: tentato contrabbando con telefoni.

Nel corso della giornata di ieri, un tentativo di contrabbando all’interno del carcere Morandi di Saluzzo ha visto protagonisti un drone e una quantità di telefoni cellulari destinati, con alta probabilità, a raggiungere i detenuti in modo illecito.

L’evento, caratterizzato dalla caduta del velivolo sul tetto di un magazzino e dell’autoparco della struttura carceraria, è stato prontamente comunicato dal sindacato di polizia penitenziaria, Osapp, evidenziando una tendenza preoccupante nel panorama della sicurezza detentiva.
La sofisticata operazione, condotta da un pilota esterno, è stata immediatamente rilevata dai sistemi di controllo dell’istituto.

La tempestività dei sistemi di sorveglianza, unitamente alla prontezza del personale della Polizia Penitenziaria, ha permesso di intercettare il drone e attivare le procedure di sicurezza previste in tali circostanze.
Questo dimostra una crescente necessità di investimenti in tecnologie di monitoraggio avanzate, capaci di contrastare in modo efficace strategie sempre più ingegnose.

L’ispezione del drone ha rivelato la presenza di quattro telefoni cellulari, accuratamente sigillati e collegati a una lunga lenza, lunga circa 150 metri, elemento che ne suggerisce una pianificazione accurata e un tentativo di consegna discreta.

L’uso di una lenza di tale lunghezza testimonia un’attenta valutazione delle distanze e degli ostacoli presenti nell’area esterna al carcere, indicando una certa preparazione da parte dei responsabili.

Questo episodio, lungi dall’essere un evento isolato, conferma e rafforza la crescente tendenza all’utilizzo di droni per introdurre all’interno degli istituti penitenziari dispositivi non consentiti e materiali proibiti.
L’evoluzione tecnologica ha reso accessibile l’uso di questi velivoli, trasformandoli in un’arma sempre più diffusa nelle mani di chi intende eludere i controlli di sicurezza e compromettere l’ordine detentivo.
Il problema non è solo l’introduzione di telefoni, ma anche la possibilità di far entrare oggetti che possono rappresentare un pericolo per l’incolumità del personale e dei detenuti stessi.
Il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, ha esaltato la professionalità e la dedizione del personale in servizio a Saluzzo, sottolineando come, nonostante una situazione di organico ridotto, abbiano agito con tempestività e competenza per impedire che i dispositivi finissero nelle mani dei detenuti, alcuni dei quali classificati come alta sicurezza.
Questa reazione rapida ed efficace ha contribuito a vanificare il tentativo di contrabbando, ma pone l’accento sulla necessità di un supporto continuo e di risorse adeguate per il personale di polizia penitenziaria.

Il sindacato si è detto fiducioso che l’amministrazione penitenziaria riconosca il merito e il valore del lavoro svolto dagli agenti, auspicando, allo stesso tempo, un aumento delle risorse destinate alla sicurezza degli istituti penitenziari.

L’evento sottolinea l’urgenza di rafforzare la collaborazione tra le forze dell’ordine, l’amministrazione penitenziaria e le autorità locali per contrastare efficacemente questo fenomeno in costante evoluzione e proteggere la sicurezza all’interno e all’esterno dei carceri.

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