Il 2024 ha visto Telefono Rosa Piemonte ricevere 274 segnalazioni di violenza fisica e 41 di violenza sessuale, cifre che si collocano in un panorama di sofferenze ben più ampio e complesso.
Oltre a questi numeri, l’associazione ha documentato 137 differenti forme di abusi a sfondo sessuale, un ventaglio allarmante che include molestie online e in presenza, revenge porn, coercizione a pratiche umilianti e degradanti – una costante disamina di violazioni che evidenzia la pervasività del problema.
Questi dati, presentati in vista della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza Maschile contro le Donne, emergono da un anno di attività intensiva, durante il quale volontarie e attivisti hanno disseminato consapevolezza in istituzioni, aziende, scuole, università e luoghi di aggregazione giovanile.
L’eco di queste vicende si estende online, dove la piattaforma di aiuto digitale e i social media hanno registrato 761 nuove accoglienze e 5.516 contatti, testimonianza di una crescente richiesta di supporto.
Un’analisi demografica rivela che le donne più vulnerabili ricadono in fasce d’età specifiche: il 21,8% tra i 16 e i 29 anni, il 23,78% tra i 29 e i 39 anni, il 29,57% tra i 40 e i 49 anni, il 13% tra i 50 e i 59 anni e l’8,41% oltre i 60 anni.
Queste percentuali delineano un quadro di fragilità diffusa, che attraversa generazioni e contesti sociali differenti.
Le forme di abuso segnalate non si limitano alla violenza fisica o sessuale.
Si rilevano 106 casi di stalking, 482 episodi di violenza psicologica e 254 episodi di coercizione economica.
La peculiarità del fenomeno emerge dalla rarità di un singolo atto violento: più spesso, le donne subiscono un intreccio complesso di comportamenti aggressivi, che si manifestano all’interno delle stesse dinamiche relazionali.
L’identificazione degli aggressori rivela un panorama inquietante: 488 appartengono alla cerchia di partner, conviventi, fidanzati o ex, mentre in 22 casi si tratta di violenze commesse da figli.
Questa constatazione sottolinea la necessità di interventi trasversali che coinvolgano non solo i partner, ma anche le famiglie e i contesti educativi.
Telefono Rosa esprime con forza la necessità di superare le dichiarazioni di principio, spesso ripetute a ritmi incessanti in seguito a tragedie.
Contro la paura, le parole non bastano; sono necessarie azioni concrete, che traducano in realtà i pilastri della Convenzione di Istanbul: prevenzione, protezione, punizione e politiche integrate.
L’associazione si fa portavoce di un profondo disappunto per i divieti istituzionali che ostacolano l’introduzione di programmi di educazione sessuo-affettiva strutturati e adeguati all’età dei minori, un investimento cruciale per promuovere relazioni sane, fondate sul rispetto, la parità e il consenso fin dalla scuola primaria.
L’assenza di queste iniziative rappresenta un vuoto pericoloso, che alimenta la perpetuazione di modelli tossici e impedisce una reale trasformazione culturale.

