L’imprenditore Gasperin: ambizioni, Venezuela e un’ombra di accusa.

La vicenda di Luigi Gasperin, un imprenditore novantacinque anni, incarna una complessa intersezione di ambizione economica, geopolitica e accuse di natura delicata, intrecciando il suo percorso dal cuore del Basso Piemonte al panorama socio-politico venezuelano.

L’arresto improvviso del 9 agosto 2025, ha segnato una brusca interruzione di una carriera costellata di successi, un fulcro attorno al quale la comunità di Tortona (Alessandria), città natale e sede della sua famiglia, si è ritrovata a navigare in acque incerte.

Le parole del sindaco, Federico Chiodi, riflettono la cautela e la speranza di una rapida soluzione, mentre la figlia, Claudia, ha condiviso sui social media, prima che il post venisse rimosso, un ritratto paterno di integrità, privato ingiustamente della libertà e del frutto del suo lavoro.
La storia di Gasperin si radica nell’affascinante, e spesso pericoloso, terreno dell’industria petrolifera venezuelana.

Nel corso di oltre vent’anni, ha costruito Tecnica Petrolera Wlp, una società specializzata in servizi per l’oilfield, capace di ottenere una significativa presenza nel settore, aggiudicandosi circa sessanta contratti con la Pdvsa, la compagnia petrolifera statale, e le sue consociate.
Il suo core business era incentrato sulla perforazione di pozzi, un’attività intrinsecamente legata all’uso di esplosivi, un elemento che si è rivelato cruciale nello sviluppo degli eventi.

La svolta, o meglio, il punto di rottura, è arrivata con una perquisizione nella sede principale dell’azienda a Maturin, capitale dello stato del Maracas.

La scoperta di esplosivi, apparentemente non più destinati all’esplorazione di giacimenti petroliferi, ha dato il via a un’indagine che ha portato all’arresto di Gasperin. Le autorità venezuelane hanno annunciato lo smantellamento di un vasto complotto ordito dall’opposizione, accusando diverse aziende del settore di coinvolgimento.

Tuttavia, questa narrazione ha incontrato forti resistenze.

Le autorità italiane, pur condannando qualsiasi forma di attività illegale, non hanno mai condiviso l’interpretazione venezuelana, considerandola insufficientemente provata.

Anche Claudia Gasperin, con veemenza, ha negato le accuse: “Mio padre non è un terrorista, non è un cospiratore, non è un traditore del Venezuela”.
La sua testimonianza sottolinea una profonda disconnessione tra la percezione ufficiale venezuelana e la realtà conosciuta dalla famiglia.

La vicenda solleva interrogativi complessi.
Oltre alla questione giuridica dell’accusa, emergono elementi di geopolitica, l’interferenza di dinamiche politiche interne venezuelane e le implicazioni per le relazioni tra l’Italia e il Venezuela.

Il caso Gasperin, quindi, è molto più di una semplice vicenda personale: è un prisma attraverso cui rifrangono le tensioni e le sfide di un’epoca segnata da instabilità economica e politica.
La speranza rimane che la verità venga alla luce e che la giustizia possa trionfare, restituendo la libertà a un uomo e dissipando le ombre che oscurano una storia di ambizione, lavoro e, forse, ingiusta accusa.
La sua attuale detenzione, in attesa di formalità burocratiche, continua a generare incertezza e ad alimentare un sentimento di profonda preoccupazione.

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