La Procura di Torino è sull’orlo di una crisi silenziosa, un disagio profondo che emerge ora con la proclamazione dello stato di agitazione da parte del personale amministrativo.
Lungi dall’essere una mera protesta sindacale, l’iniziativa riflette una situazione insostenibile, un crollo imminente del sistema di supporto fondamentale per il corretto funzionamento della giustizia.
La carenza cronica di personale, con un organico drasticamente ridotto rispetto alle reali necessità operative, sta comprimendo il personale esistente sotto un peso di lavoro sempre più arduo.
La denuncia, sollevata in un’assemblea partecipata, è un grido d’allarme che sottolinea la disparità tra le risorse umane disponibili e l’ingente mole di attività da gestire.
L’agitazione non è solo una rivendicazione salariale o contrattuale, ma un tentativo disperato di attirare l’attenzione su un problema strutturale che mina la capacità della Procura di garantire l’efficienza e l’equità del servizio giustizia.
Si tratta di un sistema che, pur celebrato e vitale per la democrazia, lascia in ombra il ruolo cruciale del personale amministrativo, il motore silenzioso che ne consente il funzionamento.
La retorica che accompagna le campagne referendarie, focalizzata sui magistrati, amplifica questa disconnessione, lasciando i lavoratori amministrativi nell’ombra, nonostante il loro contributo imprescindibile.
Le iniziative previste, che verranno definite nei prossimi giorni, includono azioni simboliche, come il blocco degli straordinari, con la consapevolezza che in situazioni di emergenza l’impegno continuerà ad essere prioritario.
Sono allo studio presidi pacifici all’ingresso del Palazzo di giustizia e comunicazioni formali dirette a tutti i pubblici ministeri, con l’obiettivo di documentare in modo inequivocabile l’impossibilità per le segreterie di far fronte all’enorme carico di lavoro.
Un focus particolare è stato posto sulla salute dei lavoratori.
La Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) ha ricordato le istanze avanzate al Procuratore Capo Giovanni Bombardieri al suo insediamento, riguardanti la valutazione del rischio di stress correlato al lavoro.
La risposta ministeriale, che rimanda ad aggiornamenti di tabelle ancora in attesa, evidenzia un approccio burocratico inadeguato a fronte di una situazione di disagio diffuso.
Molti dipendenti hanno già provveduto a consultare il proprio medico di fiducia, ottenendo certificazioni che attestano lo stato di ansia e stress causato dalle condizioni di lavoro.
Il sindacalista Antonello ha concluso con un appello alla responsabilità collettiva, sottolineando l’attaccamento dei lavoratori alla giustizia e la volontà di non limitarsi ad una mera esecuzione delle mansioni contrattuali.
Il personale amministrativo si sente parte integrante del sistema giudiziario e non intende rinunciare al proprio ruolo, pur riconoscendo di operare in una situazione di profonda vulnerabilità.
La scarsa partecipazione all’assemblea, con meno di cinquanta presenti, ha generato malumore nelle RSU, che hanno ribadito la libertà di adesione.
Tuttavia, l’assenza di molti dipendenti, che hanno preferito rimanere al proprio posto di lavoro o chiesto di essere rappresentati per delega, riflette la complessità della situazione e la difficoltà di conciliare gli impegni lavorativi con la necessità di far sentire la propria voce.
Il futuro del sistema giudiziario torinese, e forse di altri uffici, rischia di dipendere dalla capacità di affrontare questa crisi silenziosa.

