Un acceso presidio di protesta ha interrotto la quiete di Borgo San Dalmazzo, alle porte di Cuneo, contestando la presenza della delegazione israeliana ai Campionati Mondiali di Mondioring, evento che vede competere atleti provenienti da venti nazioni.
La manifestazione, concentrata nelle immediate vicinanze del campo sportivo, si inserisce in un contesto più ampio di contestazione globale legata al conflitto israelo-palestinese e alla sua influenza anche in ambiti apparentemente distanti come lo sport.
La polemica centrale ruota attorno alla presunta affiliazione militare di tre dei sette atleti israeliani partecipanti: secondo gli organizzatori del presidio, si tratterebbe di membri attuali o ex appartenenti alle forze armate israeliane.
Questa circostanza è stata interpretata come un’espressione di militarizzazione dello sport e una forma di legittimazione di un conflitto percepito come profondamente ingiusto e disumanizzante.
L’iniziativa di protesta, organizzata dal Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova, ha raccolto il sostegno di diverse realtà sociali e sindacali, tra cui l’USB Piemonte, il movimento Potere al Popolo e il coordinamento Cuneo per Gaza, evidenziando come la questione abbia trasceso i confini del singolo evento sportivo, diventando un simbolo di solidarietà verso il popolo palestinese.
Un elemento particolarmente emblematico e oggetto di critica è il netto contrasto tra l’esclusione dei concorrenti russi, motivata da ragioni geopolitiche, e la libera partecipazione di atleti provenienti da un paese accusato di gravi violazioni dei diritti umani e di crimini di guerra.
Alessio Maglione, esponente del CALP Genova, ha sottolineato questa disuguaglianza, denunciando una selettività nell’applicazione dei criteri di partecipazione che appare profondamente inaccettabile.
Il presidio non è solo una contestazione sportiva, ma una riflessione più ampia sul ruolo dello sport nel contesto globale, sulla sua capacità di veicolare messaggi politici e sulla responsabilità delle istituzioni sportive nel promuovere valori di pace, giustizia e rispetto dei diritti umani.
La manifestazione si pone come un monito a non ridurre lo sport a un mero spettacolo, ma a riconoscere la sua potenzialità di strumento di cambiamento sociale e di denuncia delle ingiustizie.
Il silenzio, in questi casi, sarebbe una complicità.







