Questa mattina a Torino, di fronte a Palazzo Lascaris, si è manifestata una vibrante protesta sindacale, un monito urgente lanciato durante la discussione del Piano Socio-Sanitario Regionale (PSS) 2025-2030.
Un centinaio di manifestanti, sostenuti da una presenza discreta ma vigile delle forze dell’ordine, ha reso palpabile la crescente preoccupazione per il futuro del sistema sanitario piemontese.
Il cuore della contestazione risiede nella percezione di una carenza strutturale di impegno e visione da parte della Regione.
Non si tratta di una semplice critica; è l’espressione di un profondo dissenso nei confronti di un approccio ritenuto inadeguato per rispondere alle emergenti e complesse esigenze di salute della popolazione.
Il segretario generale della CGIL Piemonte, Giorgio Airaudo, ha stigmatizzato con forza la tendenza a celebrare soluzioni tecnologiche di facciata, come l’intelligenza artificiale, quando la vera necessità impellente è l’applicazione di un’intelligenza umana, radicata nell’esperienza e nell’ascolto attivo di chi opera quotidianamente in prima linea.
La richiesta principale dei sindacati è la chiarezza.
La Regione, secondo Airaudo, deve assumersi la responsabilità di dichiarare apertamente le proprie intenzioni.
Se intende preservare il pilastro della sanità pubblica, ciò implica un aumento significativo delle risorse destinate all’assunzione di personale e un rinnovato impegno nella tutela del servizio.
In caso contrario, è imperativo che venga esplicitata la volontà di una transizione verso un modello privato, evitando così un progressivo e silenzioso smantellamento del sistema pubblico.
Il PSS presentato, atteso da oltre un decennio, viene giudicato insufficiente a soddisfare le reali necessità di assistenza e cura dei cittadini piemontesi.
Un esempio concreto di questa inadeguatezza è rappresentato dalle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), dove un numero significativo di utenti, pur avendo diritto alla compartecipazione pubblica, si trova nell’impossibilità di ottenerla, gravando sulle famiglie costi inaccettabili.
L’attesa di un nuovo sistema CUP (Centro Unico di Prenotazione), che dovrebbe semplificare l’accesso alle prestazioni sanitarie, si protrae da due anni, costringendo i cittadini a faticose e inutili chiamate per fissare appuntamenti.
Valerio Tomaselli, vicesegretario dell’Anaao Assomed Piemonte, ha aggiunto che la mancanza di una chiara progettualità, la carenza di indicazioni sulle coperture economiche e la genericità delle previsioni delineano un quadro preoccupante.
La domanda centrale posta dai sindacati è diretta: “Quali sono le vostre priorità? Qual è la vostra visione per il futuro?”.
È necessaria una presa di posizione decisa, una direzione da seguire, anche se poi dovesse richiedere aggiustamenti e correzioni in corso d’opera.
La trasparenza e l’ascolto attivo di operatori sanitari e cittadini rappresentano, a questo punto, un imperativo categorico.
La sanità pubblica piemontese è a un bivio, e la scelta che verrà fatta in questi giorni determinerà il suo destino.

