Roggero a Torino: difesa tra paura, traumi e risarcimenti negati.

Nel processo d’appello in corso a Torino, Mario Roggero, 71 anni, ha nuovamente difeso la sua condotta nel tragico evento del 28 aprile 2021, quando, a Grinzane Cavour, si verificò un assalto alla sua gioielleria che costò la vita a due rapinatori, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, e provocò ferite ad Alessandro Modica.

La vicenda, già affrontata in primo grado ad Asti con una condanna a 17 anni, si ripropone ora con la necessità di una rivalutazione delle circostanze attenuanti e dell’esercizio del diritto alla difesa.

Roggero ha articolato la sua argomentazione concentrandosi sulla percezione di un pericolo imminente e sulla necessità di proteggere la propria famiglia, in particolare la moglie, percependo un rischio di aggressione successiva.

La dinamica della rapina, descritta nel dettaglio, evidenzia come la rimozione delle maschere da parte dei rapinatori, durante la colluttazione, generasse un profondo senso di vulnerabilità e la paura di un riconoscimento futuro, alimentando il timore di una vendetta mirata.
La difesa ha contestato la ricostruzione presentata dall’accusa, basata sulle riprese delle telecamere di sorveglianza, sostenendo che la percezione di una minaccia alla vita della moglie spinse Roggero ad agire.
Ha negato l’intenzione di uccidere, affermando che il primo colpo, sparato alla portiera dell’auto, mirava unicamente a dissuadere i rapinatori e a proteggere la moglie da un possibile inseguimento.

L’esplosione del secondo colpo, a suo dire, fu una reazione di autodifesa immediata, scatenata dalla percezione di essere stato messo a tiro da Spinelli.

L’incertezza sulla reale armamento dei rapinatori, incluso Modica, contribuì a esacerbare la situazione.
Il racconto di Roggero si è arricchito di un elemento cruciale: la rievocazione di una precedente rapina subita nel 2015 e la conseguente incapacità di recuperare integralmente i danni materiali e morali, quantificati in 95.000 euro, di cui 85.000 a suo carico e 10.000 a carico della figlia.

L’esiguità dei versamenti ricevuti, pari a soli 100 euro in cinque anni, ha contribuito ad alimentare un senso di insicurezza e di precarietà che permea la vita di Roggero e della sua famiglia, costretta a vivere in uno stato di costante allerta e paura.
Questa esperienza traumatica, secondo la difesa, ha amplificato la sensibilità del gioielliere e ha legittimato la sua reazione, seppur drammatica, nel tentativo di proteggere i propri cari.
L’incapacità del sistema giudiziario di garantire un adeguato risarcimento in passato, secondo la prospettazione difensiva, ha contribuito a creare un clima di frustrazione e di ansia che ha influenzato il suo comportamento.

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