Scavo illegale: sospese aree tra Torino e Val di Susa

Un’operazione congiunta dei Carabinieri Forestali, coordinata dalla Procura di Torino, ha portato alla sospensione temporanea di tre vaste aree, estese per un totale di 65.000 metri quadrati, localizzate tra i comuni di Salbertrand e San Giorgio Canavese, in provincia di Torino.

L’intervento, eseguito dai militari del Nipaaf (Nucleo Investigativo Anti-Forensi Ambientali) di Torino, supportati dai nuclei di Bardonecchia, Oulx, Pont Canavese e Volpiano, costituisce il culmine di un’indagine complessa volta a svelare pratiche illecite nella gestione dei rifiuti da scavo e terre.

L’accusa principale rivolta alla ditta, operante nel settore dell’estrazione e lavorazione di terre e roccia e con sede operativa in Alta Val di Susa, riguarda l’alterazione della corretta procedura di smaltimento.
Secondo gli investigatori, l’azienda avrebbe deliberatamente mascherato rifiuti di natura terrigena, caratterizzati da proprietà fisiche e chimiche che li rendono inadatti al riutilizzo diretto, presentandoli come materiale riutilizzabile.

Questo artificio consentiva di eludere i trattamenti di bonifica e stabilizzazione obbligatori per legge, con conseguenze potenzialmente gravi per l’ambiente e la salute pubblica.
La ditta, apparentemente, avrebbe sfruttato terreni demaniali, comunali e aree di proprietà privata, spesso gestiti con una superficialità tale da facilitare le operazioni illecite, per i propri scopi.

Il fulcro dell’indagine si concentra sulla presunta falsificazione della documentazione relativa ai conferimenti dei rifiuti.
Si sospetta che i registri e i certificati siano stati manomessi per simulare una gestione conforme alle normative vigenti, ingannando le autorità di controllo e occultando la vera natura dei materiali stoccati.

Le accuse formali, formulate a carico del legale rappresentante dell’azienda, spaziano dalla falsificazione di documenti amministrativi alla violazione di ordinanze di ripristino ambientale, culminando nell’ipotesi di gestione illecita di rifiuti non pericolosi.
L’elusione delle normative ambientali, infatti, non solo costituisce un reato penale, ma può comportare danni ecologici irreversibili, contaminando suolo, falde acquifere e impattando sulla biodiversità.
Nel corso delle operazioni di perquisizione e sequestro, i Carabinieri hanno acquisito un ingente quantitativo di documentazione, sia in formato cartaceo che digitale, relativa alla tracciabilità dei conferimenti dei rifiuti.
Questi materiali saranno sottoposti ad un’analisi approfondita per ricostruire la filiera dei materiali, individuare eventuali complici e quantificare l’entità del danno ambientale causato.
L’intervento a San Giorgio Canavese sottolinea l’importanza di un controllo rigoroso delle attività estrattive e di gestione dei rifiuti, un elemento cruciale per la tutela del patrimonio ambientale e la salvaguardia della salute dei cittadini.
La vicenda apre un dibattito più ampio sulla necessità di rafforzare i controlli, promuovere la trasparenza e incentivare pratiche sostenibili nel settore delle terre e rocce da scavo.

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