Un atto di contestazione vibrante e simbolico ha scosso oggi il cuore di Torino.
In Piazza Castello, di fronte alla Prefettura, una bandiera statunitense è stata consumata dalle fiamme, siglando il culmine di un corteo partecipato che ha attraversato il tessuto urbano.
L’azione, pregna di significato, si è posta come risposta a una percezione di ingerenza e pressione esercitata dagli Stati Uniti nei confronti del Venezuela, un paese percepito come vittima di un disegno geopolitico più ampio.
Il corteo, partito da Piazza Carignano, si è snodato attraverso le vie del centro, lasciando una traccia di disagio e provocazione.
Il gesto pirotecnico iniziale, la bandiera bruciata nel punto di ritrovo, ha preannunciato la veemenza dell’azione successiva.
Lungo il percorso, sotto la sede della Rai in Via Verdi, un cartello satirico ha denunciato la presunta manipolazione dell’informazione, accusando i media di un’omissione selettiva e di una narrazione distorta che favorisce gli interessi dell’establishment americano.
La manifestazione, stimata in oltre trecento partecipanti, ha visto convergere un panorama eterogeneo di sigle e collettivi politici.
Rifondazione Comunista, in prima linea nell’organizzazione, ha coordinato l’azione con altre realtà di sinistra, tra cui Potere al Popolo, sindacati di base, collettivi studenteschi come Cua e Cambiare Rotta, la Sinistra anticapitalista e l’Associazione nazionale di amicizia Italia-Cuba.
La presenza di un cartello con la scritta “Maduro libero” ha sottolineato la solidarietà verso il governo venezuelano e la sua leadership.
Durante il corteo, Paolo Ferrero, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, ha lanciato un appello esplicito, tracciando una linea di demarcazione netta.
L’imperativo è quello di opporsi con fermezza all’imperialismo, non solo americano, ma anche europeo, percepito come un’entità collusa e compartecipe di dinamiche di potere oppressive.
La proposta radicale, espressa con chiarezza, è un riallineamento strategico: l’uscita dalla NATO, un’organizzazione vista come strumento di proiezione di interessi occidentali a livello globale, sacrificando l’autodeterminazione dei popoli.
L’azione torinese si inserisce in un contesto più ampio di crescente dissenso nei confronti della politica estera statunitense e delle sue implicazioni per i paesi del Sud del mondo.
Il gesto, per quanto simbolico, rappresenta un tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica e di promuovere un’alternativa politica basata sulla solidarietà internazionale, l’autodeterminazione e la pace.
La fiamma che ha consumato la bandiera americana, al di là della sua valenza simbolica, si erge come un grido di ribellione contro un ordine mondiale percepito come ingiusto e insostenibile.

