Il Coordinamento Torino per Gaza esprime profonda preoccupazione e condanna le recenti misure cautelari disposte nei confronti di nove individui, tra cui Mohammad Hannoun, figura di spicco dell’associazione dei palestinesi in Italia, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova.
L’inchiesta, focalizzata su presunti finanziamenti ad Hamas, solleva interrogativi inquietanti sul delicato equilibrio tra sicurezza nazionale, libertà di espressione e diritto di solidarietà internazionale.
L’associazione denuncia con fermezza una deriva repressiva, sostenendo che le azioni intraprese mirano a soffocare le voci dissenzienti e a intimidire chi, nel dibattito pubblico, solleva le drammatiche conseguenze del conflitto israelo-palestinese.
La perquisizione subita da Angela Lano, giornalista e direttrice dell’agenzia InfoPal, attivista No Tav, è interpretata come un ulteriore atto di intimidazione, un tentativo di silenziare chi informa e denuncia le violazioni dei diritti umani in Palestina.
Il Coordinamento Torino per Gaza, in consonanza con il centro sociale Askatasuna, contesta l’impianto accusatorio, evidenziando come l’adesione a posizioni a favore della Palestina e la promozione di iniziative di supporto alla popolazione palestinese siano sempre più stigmatizzate e criminalizzate.
Si sottolinea una preoccupante asservimento del governo italiano a direttive provenienti da Israele e dagli Stati Uniti, un allineamento che compromette l’autonomia decisionale e la capacità di perseguire una politica estera indipendente.
L’inchiesta, secondo il Coordinamento, si inserisce in un contesto autoritario in cui la narrativa ufficiale di Israele viene recepita in modo acritico dalle istituzioni italiane, trasformandosi in pretesto per limitare la libertà di azione di chi promuove una visione alternativa del conflitto.
Il timore è che qualsiasi forma di supporto popolare o di solidarietà verso la Palestina possa essere etichettata come attività terroristica, in una logica di criminalizzazione del dissenso.
Si sottolinea come le recenti mobilitazioni contro la guerra e a sostegno della Palestina abbiano generato una reazione violenta da parte delle autorità, configurando un tentativo di vendetta nei confronti delle manifestazioni pacifiche che hanno animato l’autunno.
Il Coordinamento invita a non cedere all’intimidazione e a proseguire con determinazione le iniziative di mobilitazione, ribadendo la necessità di contrastare una “falsa pace” che non tenga conto delle legittime aspirazioni del popolo palestinese e delle profonde ingiustizie che ne caratterizzano la condizione.
L’incidente evidenzia, inoltre, la vulnerabilità di chi opera nel campo del giornalismo indipendente e dell’attivismo per i diritti umani, esposti a rischi crescenti a causa della polarizzazione del dibattito pubblico e della crescente pressione esercitata sui media e sulle associazioni che si impegnano a favore della Palestina.

