Nel cuore del Borgo Nuovo, a Torino, una silenziosa processione di memoria si è compiuta oggi, segnando l’aggiunta di due nuove pietre d’inciampo in via Mazzini.
Questi piccoli, ma eloquenti, monumenti commemorano Giuseppe Jarach ed Emma Todesco, una coppia di coniugi ebrei strappati alla vita e deportati ad Auschwitz, dove trovarono la morte a giugno del 1944, vittime di un’indicibile barbarie.
L’iniziativa, promossa da un partenariato illustre – Museo Diffuso della Resistenza, Comunità Ebraica, ANED e Polo del ‘900 – si inserisce in un percorso più ampio, volto a tessere una mappa commemorativa della Shoah nel tessuto urbano torinese, con l’obiettivo di raggiungere le 174 pietre entro la fine del 2026.
L’installazione di queste due pietre d’inciampo non è semplicemente un atto di memoria, ma una necessità pedagogica, un invito a guardare oltre le statistiche e i freddi numeri dei decessi.
Dietro ogni pietra, infatti, si cela un’esistenza interrotta, una famiglia distrutta, un patrimonio culturale perduto.
Come sottolinea la presidente della circoscrizione 1, Cristina Savio, queste pietre ci ricordano che la storia non è fatta di eventi astratti, ma di persone reali, con i loro sogni, le loro speranze, le loro angosce.
La presenza degli alunni della scuola ‘Spaziani’ testimonia l’importanza di trasmettere questa consapevolezza alle nuove generazioni, affinché possano comprendere l’orrore del passato e costruire un futuro più giusto e inclusivo.
La cerimonia, intrisa di commozione, ha visto la partecipazione di Giorgia Beccherle, nipote di Emma Todesco, giunta da Milano.
Il suo racconto personale, intriso di ricerca genealogica e riflessione, ha reso ancora più tangibile la tragedia.
La sua bisnonna, Emma, aveva scelto di non abbandonare il marito, un atto di amore e fedeltà che, in un contesto di terrore e incertezza, si configura come una scelta eroica.
La sorella di Emma, invece, grazie al matrimonio con un uomo cattolico, riuscì a trovare rifugio in Svizzera, sottolineando la precarietà e l’arbitrarietà del destino durante quei tragici anni.
Questa dicotomia, questa vicinanza tra la salvezza e la morte, pone interrogativi profondi sulla natura della giustizia e sulla fragilità dell’esistenza umana.
La vigilanza della polizia, discreta e professionale, ha garantito la sicurezza e la solennità del momento, creando un’atmosfera di rispetto e di riflessione.
L’installazione delle pietre d’inciampo rappresenta non solo un tributo alla memoria di Giuseppe Jarach ed Emma Todesco, ma anche un monito costante contro ogni forma di discriminazione, di intolleranza e di violenza.
Un invito a non dimenticare il passato, per costruire un futuro in cui simili tragedie non possano mai più ripetersi.
Il percorso commemorativo che si dispiega nel tessuto urbano torinese si configura come un’opera collettiva, un impegno civile che coinvolge l’intera comunità, un invito a custodire la memoria e a difendere i valori della democrazia e della convivenza pacifica.








