La stagione teatrale di Pinerolo, sostenuta dal Comune e dalla Fondazione Piemonte dal Vivo, si arricchisce con una proposta dirompente: *Carnage.
Il dio del massacro* di Yasmina Reza.
Più che una semplice commedia, si tratta di una profonda dissezione della classe borghese, un’autopsia satirica che ne scava la fragilità e le profonde contraddizioni.
Lontana da un’analisi didascalica, Reza, con la sua arguzia tagliente, deposita i suoi personaggi – apparentemente rispettabili – in una trappola di parole e azioni, rivelando le ferite narcisistiche e le paure ancestrali che si celano dietro un’ostentazione di decoro.
L’opera, nata nel 2006, non ha perso la sua capacità di provocare e turbare.
La sua forza risiede nella capacità di bilanciare la risata con la compassione, la violenza verbale con una sottile empatia per le figure che mette in scena.
Non si tratta di giudizio morale, bensì di una rappresentazione spietata della condizione umana, esposta alla precarietà delle relazioni e all’inestricabile complessità del comportamento.
*Carnage* trascende il contesto culturale specifico del suo tempo, parlando direttamente al pubblico di ogni epoca grazie alla sua universalità tematica: l’ipocrisia, l’ossessione per lo status, la fragilità emotiva.
La regia di Antonio Zavatteri, figura di spicco nel panorama teatrale italiano, promette di amplificare ulteriormente queste sfumature.
Zavatteri, noto per la sua capacità di scavare nel profondo dei testi, ha definito *Carnage* un’occasione unica per svelare le tensioni latenti, quelle crepe invisibili che corrono sotto la facciata di una normalità convenzionale.
Si tratta di una commedia che, attraverso un ritmo incalzante e un’interpretazione magistrale, obbliga lo spettatore a confrontarsi con i propri demoni, a riflettere sulle proprie maschere sociali, a interrogarsi sulla propria capacità di empatia.
L’opera non offre risposte semplici, ma stimola un dialogo interiore, un esame di coscienza, lasciando lo spettatore a meditare sulle ambiguità e le ambivalenze che definiscono l’esistenza borghese – e, per estensione, la condizione umana nel suo complesso.
È uno specchio, certo, ma uno specchio deformante che distorce la realtà per rivelarne il nucleo più crudo e inconfessabile.








