L’abitudine, in questi casi, sarebbe quella di un’etichetta formale: ringraziamenti rituali, una carrellata di selfie per ostentare la partecipazione a un evento di prestigio.
Invece, c’è la sincerità di un’esperienza vissuta pienamente, senza filtri digitali.
Francesca Michielin, a commento di una galleria fotografica che racchiude i momenti salienti delle sue performance durante i music break delle ATP Finals di Torino, esprime una gratitudine profonda, intrisa di sorpresa e commozione.
La sua testimonianza non è solo un apprezzamento per l’ospitalità ricevuta dalla Federazione Italiana Tennis e dal pubblico dell’Inalpi Arena, ma una riflessione più ampia sul ruolo degli artisti nel panorama dello spettacolo contemporaneo.
Michielin, con lucidità, sottolinea come la percezione del musicista si stia sempre più spesso riducendo a una macchina riproduttiva di suoni, un “jukebox ambulante”, priva della connessione umana e dell’empatia che dovrebbe caratterizzare l’arte.
L’accoglienza torinese, tuttavia, si è rivelata un’eccezione, un balsamo per un’anima creativa che si sente spesso relegata a un ruolo marginale.
L’esperienza si è configurata come un abbraccio, un riconoscimento del valore artistico che va oltre la mera esecuzione musicale.
Michielin descrive quasi un’improvvisata sessione di EMDR, paragonando la visione del pallino che sfreccia sul campo da tennis a una stimolazione bilaterale che lenisce e rigenera.
La sua gioia è palpabile, un’emozione autentica che traspare dalle parole e dalla promessa di un futuro ancora ricco di sorprese, suggerita dall’enigmatico “E se vi dicessi che non è finita qui…?” affiancata dall’icona della racchetta, un simbolo di continuità e di un legame ancora forte con il mondo del tennis.
La scelta di affidare i successivi music break a Fiorella Mannoia testimonia la volontà di perpetuare questo spirito di collaborazione e di valorizzazione degli artisti, auspicando che l’evento possa continuare a regalare emozioni intense e momenti indimenticabili per tutti i partecipanti.
L’evento si rivela quindi non solo un torneo di tennis, ma una piattaforma per la celebrazione della creatività e dell’arte in tutte le sue forme.

